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Segnali di trading nel mercato Forex


Ci sono sempre più persone che vogliono essere coinvolte nel mercato del Forex, il loro numero aumenta ogni giorno che passa, soprattutto in considerazione dei buoni profitti che altri investitori stanno facendo. Oggi il mercato del Forex non è solo noto alle grandi società finanziarie, ma anche ai piccoli investitori di tutto il mondo.

Con la possibilità di fare trading on-line, gli sviluppatori di software hanno creato la possibilità per tutti di accedere al mercato delle valute, tramite delle piattaforme gratuite da scaricare ed installare sul proprio computer.

Attraverso questi software, i trader hanno l’opportunità di beneficiare di tante caratteristiche ed opportunità nel mercato valutario. Tra queste caratteristiche ed opportunità, ci sono i segnali che ci permettono di capire quando fare la prossima mossa, ad esempio.

Una volta che sei interessato ad entrare nel mondo del Forex, si dovrebbe prima di tutto cercare di conoscere meglio i mercati e il modo in cui questi possono influenzare i prossimi passi nell’attività di trading. La definizione dice che i segnali di Forex indicano al trader la mossa giusta da fare. Questi segnali di trading sono dei calcoli algoritmici che sono fatti in seguito alle mosse e ai movimenti del mercato.

I segnali sono molto importanti nel trading, poiché permettono di interpretare il prezzo delle valute. Con il Forex tutto si basa sui tempi e sulla conoscenza di come e quando muoversi.

Per poter beneficiare di questo tipo di servizio, per prima cosa bisogna scegliere un broker, poi occorre iniziare a fare pratica, magari con un conto demo, fino a fare trading con denaro reale.

La cosa importante è scegliere un broker che sia affidabile, cosa che non è così facile da fare di come si potrebbe pensare. La scelta del giusto broker è tuttavia un aspetto molto importante, soprattutto per coloro che sono all’inizio di questo business.

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Consigli utili per iniziare ad investire sul Forex


Il mercato dei cambi è noto anche come forex, ed è un mercato in cui è possibile fare scambio di valute. Non tutti lo sanno, ma il Forex è una cosa che si fa anche tutti i giorni, senza per forza stare davanti al computer. Diciamo per esempio di voler andare in un viaggio all’estero e di aver bisogno di acquistare valuta estera. Si potrebbe scambiare la valuta locale ad un certo tasso di cambio per acquistare valuta estera.

Questa forma di transazione può essere condotta online, comodamente da casa. Per poter fare forex da casa occorre operare attraverso dei broker, aziende che hanno il compito di facilitare lo scambio delle valute.

Per poter fare trading nella maniera migliore e più efficace possibile, vediamo un piccolo glossario di termini importanti da sapere:

  • PIP, ovvero il movimento più piccolo possibile per una coppia di valute. Solitamente questo valore rappresenta 1/100 del valore %. Viene utilizzato per misurare i movimenti delle valute
  • coppia di valute, ovvero due valute che possono essere scambiate. Ad esempio, AUD / USD è una coppia di valute, così come EUR / USD o GBP / USD
  • valuta di riferimento, è la valuta che viene citata prima in una coppia di valute
  • Bid, è il prezzo di acquisto
  • Ask, è il prezzo di vendita
  • Spread, è la differenza tra i prezzi bid e ask. Generalmente viene espressa in percentuale
  • Slippage, è la mancata esecuzione di un ordine perché la piattaforma risponde lentamente rispetto al movimento del mercato

Quando si decide di fare forex da casa, una delle cose che bisogna necessariamente fare è quella di aprire un conto presso un broker che sia regolamentato, solo così si potrà avere la certezza della sicurezza dei propri dati e delle proprie transazioni. Alla fine, il forex è ottimo anche per chi vuole investire poco denaro, dato che permette degli interessanti guadagni.

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Gli indicatori Forex più semplici da usare


Gli indicatori Forex più semplici da usareAbbiamo parlato nello scorso articolo dei principali indicatori tecnici che si possono usare per fare forex anche comodamente da casa, in maniera semplice ed efficiente. Tra i vari indicatori, il MACD, noto anche come Moving Average Convergence Divergence, permette di avere un’indicazione abbastanza chiara della situazione futura del mercato delle valute. Sviluppato da Gerald Appel, si basa su periodi di 26 e di 12 settimane. Il MACD è un tipo di oscillatore in grado di misurare la dinamica del mercato, così come di indicare la tendenza.

Il Momentum è un oscillatore che misura il tasso al quale i prezzi stanno cambiando nel periodo di osservazione. Esso misura se i prezzi sono in aumento o in diminuzione e se lo sono ad un tasso crescente o decrescente. Il calcolo del Momentum si fa sottraendo il prezzo corrente al prezzo di un determinato numero di periodi fa. Questa differenza, positiva o negativa, è tracciata su una linea di zero.

Il Moving Average, ovvero la media mobile, esegue una funzione matematica in cui i dati entro un certo periodo selezionato vengono calcolati in media. A seconda del movimento della media, dei nuovi dati sono inclusi nel calcolo mentre i dati più vecchi ne sono esclusi o la loro importanza ne viene attenuata.

Il Parabolic Sar è un sistema che permette di capire in che maniera entrare in una posizione nel mercato, sia esso long o short. Questo indicatore ci permette di capire in che maniera si potrebbe chiudere la posizione corrente ed entrare in una posizione inversa, praticamente quando il prezzo corrente attraversa il punto di Stop And Reverse. I punti di SAR assomigliano ad una curva parabolica mano a mano che cominciano a stringere e a chiudere sui prezzi una volta che i prezzi cominciano il trend. Questo spiega il nome – Durata Prezzo parabolica.
Fonte: Forex per Tutti

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Facciamo i conti in tasca del nuovo governo


Trasparenza, ecco un altro dei termini chiave del governo Monti. Trasparenza che il presidente del Consiglio sobrio e austero aveva promesso agli italiani sin dal suo insediamento.

Così martedì prossimo i membri del suo governo, ministri e sottosegretari, dovranno rendere noto l’ammontare del proprio patrimonio.

In realtà la circolare varata col decreto ‘Salva Italia‘ indicava il 16 febbraio come termine ultimo per presentare alla cittadinanza la propria dichiarazione dei redditi, ma il governo ha ritenuto necessario ritardare di 6 giorni la scadenza prevista, perché, come spiegato dal sottosegretario ai Rapporti col Parlamento, Giampaolo D’Andrea, “i ministri hanno ricevuto il modulo dalla Presidenza solo venerdì”.
Date le voci sul governo e sui suoi membri, e la grande attenzione mediatica sul tema, però, il ritardo potrebbe costare in termini di popolarità al premier.
Forse proprio per questo, per placare gli animi, qualcuno ha consegnato già all’opinione pubblica quelle che sono state denominate schede “Trasparenza della posizione patrimoniale e reddituale dei titolari di cariche di governo”, molto dettagliate e precise. Così hanno giocato d’anticipo il ministro per la Pubblica istruzione, Francesco Profumo, con i suoi sottosegretari, Marco Rossi Doria ed Elena Ugolini, e i sottosegretari alla Difesa, Filippo Milone e Gianluigi Magri.

Tra le informazioni più importanti che si possono rilevare dalle schede, quella sul trattamento economico complessivo annuo lordo di un ministro, che è pari a 199.778 euro (come già indicato su internet qualche giorno fa dal ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, che aveva pubblicato on line il compenso ricevuto come componente del governo), mentre quello di un sottosegretario è di 188.868 euro.

In un’altra sezione, i ministri e sottosegretari devono indicare anche ‘Altri incarichi o rapporti di lavoro dipendente con pubbliche amministrazioni’.

Il ministro Profumo, in quanto professore universitario del Politecnico di Torino, ha segnalato di essere “in aspettativa senza assegni”. Nessun accenno al suo essere ancora presidente del Cnr, dal quale avrebbe dovuto dimettersi, in quanto ministro.
E ancora, i membri del governo con la scheda rendono noti i beni immobili posseduti.
Il ministro dell’Istruzione indica 8 unità, di cui una totalmente di sua proprietà a Savona, due che possiede al 50% a Torino e a Salina, una al 25% ad Albissola, 3 garage al 50% e uno al 25%. Ha dichiarato anche il possesso di una Lancia Lybra del 2001, e le quote di alcune azioni di banche, tra cui Intesa, Monte Paschi, Unicredit, e di società come De Longhi, Delclima, Enel, Telecom, Finmeccanica.

I sottosegretari all’istruzione, invece, oltre al reddito, dichiarano immobili di proprietà, ma niente quote azionarie.

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Come essere aggiornati in tempo reale sulla nostra economia


I blogger che hanno nei loro siti delle affiliazioni pubblicitarie sono dipendenti dall’andamento dei mercati finanziari molto di più di quanto non si possa sospettare. Innanzitutto una economia in crescita porta sicuramente un aumento degli investimenti pubblicitari mentre una congiuntura economica di recessione è in genere sinonimo di raccolte pubblicitarie più misere.

Bisognerebbe che i vari capitani di impresa ricordassero sempre quello che soleva dire Henry Ford: “Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l’orologio per risparmiare il tempo” ma in un periodo di vacche magre un budget più ristretto per la pubblicità è contemplato in molti business plan aziendali.

La pubblicità si sa che prende diverse vie; in Italia la fetta maggiore va alla televisione. Anche le pay per view, che dovrebbero guadagnare solo dal canone pagato dagli utenti, hanno invece nella raccolta pubblicitaria una parte non indifferente delle proprie entrate. I soldi che vengono investiti per la pubblicità su internet finiscono in mille rivoli anche se ci sono dei giganti come Google e Facebook che si spartiscono la maggior parte della torta. Sembra che sia stato proprio Facebook ad aggiudicarsi la maggior crescita in percentuale lasciando al palo tutti gli altri concorrenti. Questo non è molto positivo per i publisher grandi e piccoli perché Facebook condivide questi guadagni solo con gli sviluppatori e i proprietari delle applicazioni e perché gli investimenti in pubblicità da inserire nei siti sta ristagnando da diverso tempo.

Come non bastassero tutte queste problematiche settoriali è venuto prepotentemente alla ribalta in questi ultimi mesi anche la questione dei debiti sovrani dell’Eurozona. E’ noto che sono stati proprio questi temi che hanno investito in maniera dirompente anche l’Italia a provocare un profondo cambiamento del quadro politico.

I problemi che attanagliano il nostro Paese sono essenzialmente due: il grande indebitamento pubblico pari al 120% del Prodotto Interno Lordo e la mancanza di crescita. Per cercare di non aumentare troppo il debito pubblico sono state fatte ben cinque manovre recessive nel corso del 2011 (quattro dal governo Berlusconi e una dal governo Monti) che hanno depresso ancora di più i consumi rendendo la recessione un evento quasi certo per l’anno in corso. Nel momento in cui scrivo stiamo aspettando la cosiddetta Fase Due che dovrebbe rilanciare la crescita attraverso investimenti mirati, semplificazione burocratica e soprattutto liberalizzazioni che sono però viste come il fumo negli occhi da tutte le categorie interessate.

In questo contesto è di fondamentale importanza quale sia il tasso di interessi che vengono pagati sui titoli emessi dallo Stato Italiano a fronte del suo debito sovrano. E’ evidente che con un debito del 120% del PIL un interesse medio del 5% porta a avere ben il 6% del PIL da pagare ai possessori dei titoli di stato che sono cittadini italiani, banche italiane e straniere e fondi di investimento.

Se un paese è molto affidabile e ha un debito pubblico facilmente gestibile perché basso accompagnato da una crescita allora i suoi titoli potranno essere piazzati a un tasso molto basso. E’ il caso della Germania. Se invece un Paese perde di credibilità e gli investitori hanno paura che non rispetti gli impegni ecco che dovrà invece pagare un tasso molto più alto. E’ notizia di pochi minuti fa che il Portogallo è riuscito a piazzare i suoi titoli al 16% d interesse. Un vero e proprio tasso da usura.

Ci sono poi le agenzie di rating che valutano l’affidabilità di stati, imprese, istituzioni o comunque enti di emissione di titoli per dare un voto alla loro solvibilità. Queste agenzie sono in tre e guarda caso sono tutte e tre americane: Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch Ratings. La loro nazionalità fa ritenere ad alcuni economisti che le valutazioni di queste agenzie siano spesso condizionate dal territorio economico nel quale vivono e prosperano. E’ interessante notare come le notizie dei declassamenti di vari paesi europei vengano prima annunciati da una agenzia. Finita la turbolenza provocata da tale notizia ecco che arriva l’altra agenzia con un altro declassamento che sarà certamente seguito anche da quello dalla terza agenzia. Un bel gioco di squadra.

Sembra però che i mercati finanziari si stiano facendo un po’ più furbi e si facciano condizionare meno che in passato da queste valutazioni. Il voto dagli investitori internazionali su un Paese avviene tramite acquisti o vendite di strumenti finanziari. Con la legge della domanda e dell’offerta un bene molto richiesto aumenta di prezzo prende uno svenduto ha il prezzo in caduta libera.

Il termometro con cui si misura la fiducia (o la sfiducia) su una economia e quindi sul debito sovrano è il tasso di interesse che lo Stato deve pagare per i titoli con scadenza a 10 anni. Vediamo che attualmente la Germania riesce a piazzare titoli con questa scadenza a interessi irrisori di poco superiori alluno per cento mentre per l’Italia siamo andati anche sopra al 7%.

Tutti noi abbiamo imparato a conoscere lo spread ovvero la differenza di tassi di interesse tra i titoli decennali italiani e tedeschi. L’interesse nominale non cambia, quello che varia è l’interesse effettivo perché questi titoli vengono negoziati. Se un titolo da 100 euro che rende un interesse nominale del 5% viene venduto a 80 euro ecco che l’interesse reale schizza a (5:80) al 6,25%.

I titoli vengono negoziati in quello che si chiama mercato secondario e minuto per minuto possiamo verificare quanto sia il rendimento effettivo dei nostri buoni del tesoro decennali e quanto sia quello degli analoghi bund tedeschi. La differenza tra questi due rendimenti è detta appunto spread, una espressione inglese che significa allargare, dividere. I telegiornali ce ne parlano spesso. Certamente vi sarete chiesti come fare a conoscere questo dato dello spread diventato così importante momento per momento.

C’è un servizio online di Bloomberg che ci consente di farlo con un click:

  • Spread Italia – Germania 10 canni -

Si potrà vedere la percentuale di variazione giornaliera dall’apertura del mercato, il valore attuale, quello di apertura, quello massimo e quello minimo raggiunti in giornata. Se siete curiosi di conoscere lo spread non vi resta altro che cliccare sul link.

Glia altri dati economici importanti che possono essere conosciuti in tempo reale riguardano i vari indici della Borsa di Milano, la cosiddetta Piazza Affari insieme alle quotazioni azionarie e obbligazionarie:

  • Quotazioni Borsa di Milano -

I publisher sono spesso affiliati a programmi internazionali che usano il dollaro come moneta di riferimento. Ecco quindi che variazioni in positivo o in negativo del rapporto do cambio euro dollaro possono avere conseguenze sulle revenue dei proprietari dei siti. C’è un ottimo servizio di Yahoo che mostra questo dato in tempo reale

Oltre al cambio euro-dollaro possono anche essere visualizzati i rapporti con le altre più importanti valute.

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I consigli per fare trading sulle opzioni binarie


fare-trading-sulle-opzioniIn tempi di tassi di interesse bassi e elevata volatilità dei mercati, le persone spesso cercano modi alternativi di fare lavorare di più i loro soldi. Tradizionali conti di risparmio possono portare i tassi di interesse che sono inferiori al tasso di inflazione, il che significa il vostro denaro perde valore ogni anno. Mettere il vostro denaro in azioni in grado di generare reddito da pagamenti di dividendi e di crescita ma anche il rischio di perdere tutto se un azionario crolla.

Molti investitori vedono il trading su opzioni come un’alternativa realistica ad altre forme di investimento. Offre la prospettiva di fare un elevato rendimento molto rapidamente, con un ritorno del 75% su un opzione uno ora di essere abbastanza realizzabile. All’altro estremo, permette agli operatori di limitare le perdite in quanto l’importo è noto se l’opzione viene acquistato.

I commercianti possono trarre profitto dalle scorte, materie prime e altri beni, senza dover effettivamente acquistare, quindi sono limitando la quantità di investimenti che devono fare.

Una delle attrazioni del trading sulle opzioni è la sua semplicità. I commercianti hanno solo fare una previsione che il prezzo sarà più alto o più basso rispetto al suo livello attuale in un dato momento. Se sono corretti, vincono, altrimenti perdono.

Ci sono altre variazioni possibili, ma, a sua più semplice, questo è tutto quello che c’è dal trading di opzioni - scegliere una risorsa, selezionare il modo in cui il suo prezzo si sarà spostato da un certo tempo e decidere quanto si vuole puntare su la tua previsione. Poi attendere l’esito e, se siete sulla strada giusta, raccogliere la vostra ricompensa.

Si possono avere diverse opzioni in esecuzione allo stesso tempo, tutti di durata limitata, in modo da guadagnare rendimenti elevati in un breve periodo con il minimo rischio. Anche se sembra tutto semplice, si ha bisogno di ricerca le risorse, tenere traccia dei prezzi e di essere a conoscenza di informazioni che possa incidere su tali prezzi.

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I social network hanno conquistato l’Italia


Saranno pure tutti nati negli Stati Uniti, ma i social network hanno conquistato l’Italia. Tanto da far presa su una percentuale di utenti del nostro paese addirittura superiore a quella degli stessi USA.

Lo rivela il rapporto ‘State of the Media: The Social Media Report’, reso noto oggi da Nielsen.

Il numero è impressionante: l’86% di tutti gli internauti nostri connazionali utilizzano un social media, contro l’85% dei brasiliani (che ci segue a ruota) e ‘appena’ il 79% degli americani.

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L’evasione fiscale non peremtte la crescita economica italiana


È ben noto come uno dei maggiori problemi nella crescita economica italiana sia data dallo straordinario quantitativo di evasione fiscale ai danni dell’Erario.

Un problema ribadito negli scorsi giorni anche dal presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, che ha di fatto segnalato come l’evasione fiscale in Italia abbia oramai raggiunto una quota del Pil pari al 18%.

Una proporzione, quella di cui sopra, che permette al Paese di potersi elevare al ben poco invidiabile secondo posto nella classifica internazionale per evasione fiscale in rapporto alla produzione interna lorda, dietro solamente alla Grecia, nazione che in questo momento non rappresenta certamente un benchmark da seguire. Un’evasione che continua a consolidarsi in tutti i settori dell’economia italiana, e che in futuro potrebbe addirittura incrementare la propria profondità e incisività.

Secondo quanto afferma la Corte dei Conti, infatti, le aspettative della pressione fiscale per il futuro sono piuttosto negative: il carico del Fisco sul reddito dovrebbe infatti salire intorno al 44,8% nel 2013. Logico pensare pertanto come la maggiore pressione fiscale pianificata per il futuro, possa costituire una delle determinanti per l’incremento dell’evasione, nonostante gli strumenti di contrasto che potranno essere posti in campo dall’esecutivo.

Proprio il possibile aumento dell’Iva (si parla di un incremento dell’aliquota ordinaria dal 21% al 23%) potrebbe inoltre fungere da scivolo per l’aggravarsi dell’evasione dell’imposta sul valore aggiunto, che rappresenta una delle imposte maggiormente evase in Italia, con un tasso di sottrazione all’Erario che arriva al 36%, e candida l’Italia al secondo posto europeo dietro la Spagna.

Vi ricordiamo che tutti i dati contemplati nel presente articolo sono suscettibili di potenziali variazioni nei momenti successivi a quelli di redazione del post. Vi invitiamo pertanto a verificare la validità di tali elementi, e in particolar modo l’esattezza delle scadenze, prima di procedere ai pagamenti. Nessuna responsabilità può essere attribuita al contenuto – pur verificato da fonti ritenute attendibili – a Fiscale Web.

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Funzionamento delle opzioni binarie


Le opzioni binarie sono una sorta di investimento che consiste nella speculazione sull’andamento previsto di una determinata attività (titoli azionari, indici, beni preziosi, materie prime, ecc).

Acquistando un’opzione binaria viene in pratica creato un contratto che da la facoltà all’acquirente di acquistare un’attività sottostante (presso il broker titolare della piattaforma di trading in opzioni binarie), acquisto effettuabile ad un prezzo fisso e con un determinato intervallo di tempo.

Un altro nome per le opzioni binarie e’ quello di opzioni digitali (oppure FRO, cioe’ opzioni a reddito fisso), nome che ben rappresenta la natura 0-1 di queste opzioni in quanto un’opzione binaria può unicamente portare a solo due possibili risultati.

Ad esempio acquistando un’opzione binaria su di un titolo azionario, a fine giornata si potranno verificare due casistiche:
1 – le opzioni hanno un prezzo maggiore rispetto a quello al momento dell’acquisto, casistica che porta ad un risultato certo, cioè all’erogazione di un premio già noto in quanto specificato fin da subito dal broker (ad esempio il 70%);
2 – le opzioni hanno un prezzo minore rispetto a quello al momento dell’acquisto, eventualità che porta ad un risultato negativo certo (ad esempio la perdita totale della somma investita nell’opzione ad eccezione ad esempio di un rimborso fortettario del 15% del valore investito nell’opzione).

Quindi fin dall’inizio il trader sa’ che acquistando quell’opzione avrà in caso di vincita un benefit del 70% ed in caso di perdita un rimborso del 15%.

Le opzioni binarie possono avere scadenza alla fine dell’ora, del giorno, della settimana o del mese. L’esecuzione non può esser effettuata prima del tempo di scadenza.

Ricordiamo in fine che pur essendo già noto il guadagno max o la perdita (oltre la quale non si può andare), il trading in opzioni binarie non e’ semplice e puo’ arrecare notevoli perdite, perdite che possono anche essere pari all’intero capitale destinato al trading stesso.

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Cioccolato e riscaldamento globale, quale legame?


cioccolato addio a causa dei cambiamenti climatici
Non so se sia propaganda o realtà (catastrofica) ma sembra che a causa dei cambiamenti climatici possa sparire l’adorato cioccolato. La notizia la leggo su CIAT e si riferisce a uno studio pubblicato dal proprio dall’International center for tropical agricolture e finanziato dalla Fondazione Bill e Melinda Gates e da 15 compagnie produttrici di cacao.

Com’è noto Bill Gates è coinvolto in progetti di costruzione di reattori nucleari, sostenendo che appunto l’energia nucleare è pulita e utile a abbassare le emissioni di CO2 e dunque contenere il riscaldamento globale.

Leggo dal comunicato stampa:
Amato dai consumatori golosi di tutto il mondo il cioccolato proviene per la maggior parte dalle piantagioni di cacao del Ghana e Costa d’Avorio, dove centinaia di migliaia di piccoli agricoltori lo riforniscono ai paesi sviluppati. Ma una nuova ricerca effettuata dai climatologi del CIAT rivela che il previsto aumento della temperatura annua di oltre due gradi centigradi entro il 2050 impedirà a molti produttori dell’Africa occidentale di coltivare cacao per il troppo caldo.
Bill Gates sa come prenderci per la gola!


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Case Scenario introduce una nuova linea di custodie ispirate a Space Invaders


Case Scenario ha lanciato da pochi giorni una nuova linea di custodie per iPhone, iPod Touch ed iPad ispirate al famosissimo videogame retrò Space Invaders.

La linea è composta da 4 custodie per iPhone, 5 per iPad ed 1 per iPod Touch (ci sono anche quattro tipi per MacBook Pro). Tutti i casi hanno fantasie più o meno colorate raffiguranti i personaggi del noto video game. Tutti i case sono appositamente creati per poter alloggiare perfettamente sui vostri device e per poter usufruire senza problemi dei tasti laterali, della fotocamera e del flash.

I case Space Invaders by Case Scenario per iPhone ed iPod Touch si acquistano sul sito ufficiale a 30€ .

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Modello Intra-12, la scadenza è vicina


Intra 12 e 13 Modello Intra 12, la scadenza è vicinaIn attesa che cominci il mese di settembre, vi sono una serie di scadenze fiscali che recano la data del 31 agosto 2011: del lungo elenco, fa parte anche la scadenza relativa al modello Intra-12.

In questo caso, come è noto, è l’Imposta sul Valore Aggiunto ad assumere la maggiore rilevanza. In effetti, gli enti di tipo non commerciale e che non rappresentano dei soggetti passivi dell’Iva, ma anche coloro che lo sono, hanno cinque giorni di tempo per provvedere a presentare la dichiarazione relativa agli acquisti intracomunitari.

Nello specifico, questa presentazione deve avvenire esclusivamente attraverso la modalità elettronica, e inoltre gli acquisti in questione devono essere stati registrati nel corso del mese di maggio, con tanto di specificazione dell’imposta dovuta e del pagamento posto in essere.

Tra l’altro, questo fondamentale adempimento del fisco si rivolge anche a quei contribuenti che svolgono la professione di agricoltori e che sono esonerati dall’imposizione.

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