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Al via la tanto attesa riforma del catasto


dreamstimefree_98127.jpgCon la bozza della legge delega per la riforma fiscale, il Governo ha dato il via alla tanto attesa riforma del catasto.

L’attuale sistema di tenuta dell’archivio degli immobili sul territorio italiano, basato su categorie, classi e, soprattutto, numero di vani, andrà in pensione.
Verrà sostituito da una modalità di valutazione del valore catastale riferendela alle reali dimensioni del bene censito, ai metriquadri.
Inoltre verrà posta attenzione all’ubicazione dell’immobile (centrale, periferico, in zone prime di servizi o di grande richiamo turistico, eccetera) per introdurre una più equa valutazione.

Questa “rivoluzione” servirà per mitigare – si spera in modo sostanziale – l’iniquità oggi presente nella tassazione immobiliare.
L’Imu, introdotta di recente, viene calcolata attualmente riferendosi alla rendita catastale moltiplicata per un coefficiente fisso (in base alla destinazione d’uso) e poi applicando l’aliquota sull’imponibile risultante.
Ciò fa sì che si verifichino delle situazioni paradossali dove chi possiede un immobile di pregio, ma con un numero di vani uguale ad un appartamento degli anni ’70 – magari anche in degrado – si trovi a pagare la stessa somma annuale di Imu, se non inferiore.
I vani, infatti, non sono validi per determinare esattamente la consistenza del bene e non delineano in modo soddisfacente la reale vivibilità del bene.

Ci sono casi, inoltre, in cui vecchi palazzi di rilievo storico, sono accatastati come se non avessero un bagno interno – mentre magari hanno anche la vasca per l’idromassaggio! – e questo, va da sé, ne abbatte la rendita.

Una volta stabiliti i nuovi valori da tassare, al Governo spetterà anche l’arduo compito di stabilire le nuove aliquote dell’Imu (variando l’imponibile non è pensabile di mantenere inalterato la percentuale di prelievo) per completare l’opera di ridefinizione e ridistribuzione del peso fiscale.

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Dopo gli ultimi aumenti luce e gas è necessario pensare a come risparmiare


Da ieri le bollette dell’energia elettrica sono aumentate del 5,8% e quelle del gas dell’1,8%. Per difendersi da questa ennesima stangata e risparmiare almeno qualcosa occorre rendersi più consapevoli sui propri consumi di energia.

Grazie alle liberalizzazioni del mercato elettrico, chiunque può scegliere un gestore più conveniente direttamente online, sul sito dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, precisamente nella sezione ‘Trova offerte’.

Ma ci sono anche dei semplici comportamenti quotidiani che possono aiutare a evitare gli sprechi: scegliere lampade ad alta efficienza energetica può ridurre i consumi dell’80% rispetto alle lampade tradizionali.

Spegnere apparecchi come il televisore, il forno a microonde e il computer quando sono in modalità stand-by (eliminando la cosiddetta energia vampira) può abbattere del 10% il consumo di una famiglia media.

Gli elettrodomestici che più incidono sul consumo totale sono scaldabagni elettrici (20% del totale) e frigoriferi (18%) perciò è opportuno informarsi su come usarli migliorando l’efficienza o eventualmente sostituirli con boiler di ultima generazione.

Infine, con la tariffa bioraria, introdotta nel 2010, si possono scegliere giorno e ora più convenienti per consumare elettricità: dalle 19.00 di sera alle 8.00 di mattina nei giorni feriali e in tutte le ore del giorno e della notte dei festivi.

E’ anche una buona idea quella di diventare più consapevoli sui propri consumi tenendo d’occhio il contatore: in Inghilterra la sua installazione nelle cucine delle case popolari ha portato a un risparmio del 15% di energia.

Per le famiglie numerose o con gravi difficoltà economiche esiste il bonus elettrico, introdotto da Governo e comuni, può portare a una riduzione del 20% della spesa annua di una famiglia.

Per evitare altri aumenti del 4% a maggio il governo sta ora studiando un taglio degli incentivi alle energie rinnovabili.

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La riforma del catasto cambia il calcolo sulle tasse casa


CatastoDi rivoluzionare il catasto se ne parla da anni. Ci voleva il governo tecnico per farlo? Forse sì. Sembra proprio che Monti & Co siano riusciti nell’intento.

In base alla legge delega sul fisco, infatti, le tasse sulla casa non verranno più calcolate in base ai vani catastali – misurazione che privilegia furbizie di ogni tipo, ve ne parleremo tra poco – ma in base ai metri quadri. Un modo, sacrosanto, per avvicinare il valore della casa di mercato a quello rilevabile da catasto.

Una rivoluzione in termini difficile da quantificare a priori, se pensiamo che il conteggio corretto sarà effettuato solo grazie a complessi calcoli algoritmo. Ma i contribuenti, nel loro complesso, saranno chiamati a pagare di più. Soprattutto se proprietari di abitazioni in centri storici o in città a vocazione turistica.

Il governo assicura che la manovra sarà a saldo zero: non entrerà un euro in più nelle casse dello Stato perché i maggiori introiti saranno restituiti ai cittadini attraverso uno sconto sulle aliquote da versare. La compensazione, però, non potrà essere uguale per tutti. Probabilmente favorirà le nuove periferie urbane. E, soprattutto, non è detto che la promessa sulla restituzione possa essere mantenuta.

Difficile credere al miraggio del costo zero. La casa è il bene più prezioso degli italiani, ma anche dello Stato. E’ grazie agli infiniti balzelli sui nostri immobili, infatti, che esso fa cassa. Qualora ci sarà necessità di maggiori introiti, siamo sicuri che il saldo zero salterà.

Come era la situazione prima

A Roma, per esempio, due appartamenti, uno con una superficie di 100 metri quadrati e l’altro di 74,4, possono avere lo stesso numero di vani (sei) e pagare – ora – lo stesso importo in tasse. Su due appartamenti di 100 metri quadri ciascuno, ma con diverso numero di vani, la tassazione può differire anche per 500 euro. Quando la riforma catastale entrerà in vigore, l’introduzione del parametro “metro quadrato” diminuirà le storture.

Un bene o un male?

Dipende. Verranno penalizzati alcuni proprietari di abitazioni favorendone degli altri. E’ ovvio. Ci saranno alcune abitazioni, come quelle delle zone di pregio e quelle delle aree di grande interesse turistico, che subiranno quasi sicuramente una vera e propria stangata fiscale. Altre, soprattutto in provincia, potrebbero vedere invece alleggerito il peso fiscale che attualmente grava su di loro, tra Imu e altre imposte.

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Chiarimenti sulla riforma del catasto


La riforma del catasto sta per essere avviata e intende eliminare le attuali sperequazioni, che portano a pagare Imu differenti anche in presenza della stessa superficie. Il provvedimento dovrebbe essere messo a punto la prossima settimana e dovrebbe cambiare il rapporto che i cittadini hanno con il valore della loro casa. Per il momento infatti le tasse sull’abitazione vengono calcolate in base ai vani in cui la casa stessa è divisa.

Le nuove regole invece stabiliscono che il valore della casa verrà calcolato in base ai suoi metri quadrati. L’inconveniente consiste nel fatto che i contribuenti dovranno pagare di più, in particolare se possiedono una casa nel centro storico o in delle città turistiche.

Il Governo tuttavia assicura che non ci saranno problemi, perché si attuerà un processo di compensazione per mezzo di uno sconto sulle aliquote da versare. In realtà bisogna considerare che la compensazione non sarà uguale per tutti i cittadini, ma favorirà soprattutto le nuove periferie urbane.

Con la riforma del catasto si andrà a rimediare per esempio alla definizione di vano, che è piuttosto vaga. In ogni caso, per considerare l’importo da versare a livello di tasse, verrà preso in considerazione anche il luogo in cui è ubicato l’immobile.

La riforma intende modificare anche le categorie catastali, cambiando i parametri e superando le attuali ambiguità fra le categorie, anche in correlazione con il mercato. Basti pensare che ad oggi risultano delle finte case ultra popolari, in un milione delle quali non ci dovrebbe essere nemmeno il bagno.

Dopo che saranno misurati i metri quadrati delle case e dopo avere stabilito la categoria catastale di appartenenza, all’abitazione sarà attribuito anche un corretto valore fiscale. Per fare questo bisogna definire il valore di mercato in base al valore reddituale e a quello patrimoniale.

Adesso la riforma vuole introdurre anche un algoritmo informatico, che terrà conto anche delle caratteristiche della zona e dell’edificio. I valori dell’algoritmo saranno aggiornati di periodo in periodo.

Il Governo Monti assicura che gli introiti derivanti dalla riforma del catasto saranno restituiti ai cittadini attraverso la compensazione con le riduzioni delle aliquote, ma non tutti ci guadagneranno, perché il tutto potrebbe comportare una vera e propria stangata fiscale per le case che si trovano nelle zone prestigiose e nelle aree turistiche.

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Accelerare i tempi del pensionamento riscattando gli anni di laurea


Con le nuove normative sulle pensioni recentemente introdotte dal governo Monti, il discorso riguardante l’utilità del riscatto degli anni di laurea è un po’ cambiato rispetto al passato. Fino a pochi mesi fa, quando esistevano le pensioni di anzianità, era decisamente opportuno versare rate a copertura degli anni di studio, specie nel caso di neoassunti, con stipendi più bassi da cui dipendevano rate più contenute.

Infatti, secondo le vecchie normative era possibile andare in pensione dopo un determinato numero di anni, pur non avendo raggiunto l’età per la pensione di vecchiaia: in quest’ottica, poter contare gli anni universitari insieme a a quelli di lavoro era senza dubbio conveniente.

Il riscatto conviene ancora se permette di accelerare i tempi del pensionamento (innalzati dalla riforma Fornero) oppure per far rientrare il contribuente nel novero di chi potrà calcolare la pensione col sistema interamente retributivo, cioè chi potrà vantare almeno 18 anni di versamento di contributi entro il 31 dicembre 1995.

Per tutti gli altri il versamento del riscatto non è di per sé inutile, ma viene ad assumere una valenza più finanziaria che previdenziale. In altri termini, il riscatto ora come ora non velocizzerà l’uscita dal mercato del lavoro, ma verosimilmente aumenterà l’ammontare del vitalizio.

Per chi avesse già iniziato a versare rate del riscatto, esiste la possibilità di interrompere i pagamenti, ma non quella di ottenere il rimborso delle cifre già pagate.

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Quando si inizia a pagare la nuova tassa sulla casa?


In questi giorni abbiamo pubblicato un articolo su come calcolare l’IMU. Ora quello che si domandano in molti è, quando si inizia a pagare la nuova tassa sulla casa?

L’IMU deve essere pagato entro giugno 2012 per quanto inerente la prima rata e entro dicembre 2012 per la seconda rata, questo anche per il 2013 ed il 2014.

Il pagamento deve essere fatto attraverso il modello f24 e con dei codici tributo (al momento non ancora disponibili)

Per chi ancora gli fossero chiare le cose, grazie al Governo Monti e al Decreto Salva Italia è stata reintrodotta una nuova ICI da pagare che prende il nome di IMU (imposta municipale unica).

La base imponibile è come per la vecchia ICI la rendita catastale del vostro edificio, dove la potete trovare nella visura catastale, a questa rendita viene poi fatta una rivalutazione fissa del 5% e a questo punto si applica un moltiplicatore che a seconda della categoria catastale varia.

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Buone nuove per i futuri mutuatari


8_big.jpgCi sono all’orizzonte buone nuove per i futuri mutuatari. Dopo quasi un anno di continui rialzi degli spread, fra un paio di mesi si potrebbe cominciare a vederne una seppur lenta discesa.

Questo dovrebbe riaccendere l’interesse verso l’acquisto casa per chi – come dargli torto – aveva momentaneamente accantonato l’idea in attesa di “tempi migliori”.

L’incremento del credito porterebbe anche una svegliata al mercato immobiliare e costruttivo, da sempre traini dell’economia anche grazie alle recenti disposizioni normative e accordi tra Governo e Abi per la moratoria per le imprese.

Restiamo quindi in attesa di vedere come si muoveranno le banche italiane sul fronte mutui casa anche alla luce dei risultati della nuova asta tenuta dalla BCE e che ha visto richieste, da parte di 800 istituti europei, di oltre 529 miliardi ad un tasso dell’1%

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Ora non si scherza più.. tutte le nuove spese che siamo costretti a pagare


Arrivano le nuove spese inserite nelle buste paga di marzo: da adesso infatti scattano le addizionali regionali Irpef 2011. La stangata regionale che viene valutata dalla Uil servizio politiche territoriali, porterà un aggravio di spesa per famiglia media di circa 317 euro mentre quella comunale di una somma compresa tra i 129 euro e i 177 a testa.

Se a tutto questo, che vedremo di seguito nel dettaglio, aggiungiamo poi un molto probabile nuovo aumento dell’Iva entro la fine dell’anno si raggiungeranno picchi di spesa notevolmente più elevati per i cittadini che le associazioni dei consumatori stimano in picchi di 4 mila euro all’anno per la famiglia media (tra energia, spese quotidiane e ulteriori costi).

Vediamo cosa ci toccherà pagare nell’immediato:

Addizionali regionali Irpef
L’aumento pari allo 0,33% farà aumentare l’aliquota all’1,23% ma la batosta vera e propria consiste nella impossibilità di associarle alle detrazioni sulle imposte di reddito in quanto si andrà a pagare in base all’imponibile pieno. Nella busta paga di marzo tutti i contribuenti italiani, quindi, dovranno pagare il conguaglio 2011 dell’aumento dell’addizionale regionale Irpef deciso con il decreto Salva Italia del governo Monti.

L’aumento è pari allo 0,33 per cento dell’aliquota base all’1,23 per cento. Già nella busta paga del mese di febbraio c’è stato un aumento: il previsto acconto del 30 per cento dell’addizionale del 2012 che quest’anno è stato più salato del 2011 perché comprende l’aumento dello 0,33. Secondo i calcoli della Uil servizio politiche territoriali l’aumento in questione vale mediamente 76 euro. Nel biennio si pagheranno 152 euro in più. Pare inoltre che l’aggravio dovuto all’imminente rincaro sia confrontabile ad un aumento di un punto dell’aliquota Irpef statale.

Addizionale comunale Irpef
Per quanto riguarda il mese di marzo comunque il vero scoglio sarà l’acconto del 30% per quel che riguarda l’addizionale comunale dell’Irpef 2012, addizionale la cui aliquota i comuni potranno aumentare entro il 30 giugno, dopo le elezioni amministrative e questo dovrebbe portare ad un aggravio complessivo stimato di circa 58 euro pro-capite.

Ad oggi già 301 Municipi hanno varato gli aumenti e tra questi sette città capoluogo: Chieti passa dallo 0,7 del 2011 all’attuale 0,8 per cento; Agrigento dallo 0,4 allo 0,6; Brescia dallo 0,2 allo 0,55; Catanzaro dallo 0,5 allo 0,8 per cento; Teramo dallo 0,5 allo 0,8; Viterbo dallo 0,4 allo 0,5; mentre Ferrara ha deliberato tre aliquote per fasce di reddito passando dall’aliquota unica dello 0,5 dello scorso anno ad aliquote comprese dallo 0,6 allo 0,8 per cento

Tares, Tosap e altre tasse
Ma tutto questo non basta poichè, mentre si attende la Tares che entrerà in vigore il prossimo anno (l’imposta sui servizi pubblici comunali e sui rifiuti) continua ad aumentare la Tarsu che dal 2008 al 2010 ha segnato un aumento complessivo medio del 7%. Oltre alla Tarsu ci saranno tutta una serie di tasse regionali e provinciali che andranno certamente ad aumentare, visto l’andamento generale della cosa, e tra queste c’è l’Irap locale.

Senza contare poi eventuali aumenti di bollo auto, tassa per il diritto allo studio, addizionale per il consumo di gas, tasse per l’abilitazione professionale, tributo ambientale, Tosap (tassa provinciale per l’occupazione del suolo pubblico) e l’imposta sulla pubblicità. E non ci dimentichiamo dell’Imu che partirà il 16 giugno! Una vera e propria stangata che porterà nelle casse dello Stato 11,5 miliardi la cui aliquota ordinaria è stata fissata al 4 per mille e i Comuni potranno aumentare o diminuire l’aliquota del 2 per mille.

La tassa vedrà comunque una detrazione di 200 euro, aumentabile di 50 euro per ciascun figlio a carico under 26 fino ad un massimo di 400 euro. La Uil servizio politiche territoriali calcola che l’aggravio medio per le famiglie sarà quest’anno di 83 euro con punte di 461 euro a Roma 426 a Milano. Drastico sarà anche il pagamento dell’Imu per le seconde case, sottoposto come per le prime ad un ampliamento della base imponibile con il rincaro delle rendite catastali del 60 per cento. L’aliquota di base è fissata allo 0,76 per mille sulla quale i Comuni potranno apportare un aumento o una diminuzione del 3 per mille

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Buone notizie dal mercato immobiliare


8_big.jpgCi sono all’orizzonte buone nuove per i futuri mutuatari. Dopo quasi un anno di continui rialzi degli spread, fra un paio di mesi si potrebbe cominciare a vederne una seppur lenta discesa.

Questo dovrebbe riaccendere l’interesse verso l’acquisto casa per chi – come dargli torto – aveva momentaneamente accantonato l’idea in attesa di “tempi migliori”.

L’incremento del credito porterebbe anche una svegliata al mercato immobiliare e costruttivo, da sempre traini dell’economia anche grazie alle recenti disposizioni normative e accordi tra Governo e Abi per la moratoria per le imprese.

Restiamo quindi in attesa di vedere come si muoveranno le banche italiane sul fronte mutui casa anche alla luce dei risultati della nuova asta tenuta dalla BCE e che ha visto richieste, da parte di 800 istituti europei, di oltre 529 miliardi ad un tasso dell’1%

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Bollo sul deposito titoli


Tutti sapevamo che il bollo sul deposito titoli sarebbe stato più elevato. Prima dell’estate 2011 era pari a 34,20 euro, ma era stato aumentato – in prima battuta dal governo Berlusconi e poi dall’esecutivo Monti. La cosa strana è che a dicembre di quest’anno, l’ammontare dell’imposta è stata molto diverso da banca a banca, a parità di condizioni. In alcuni casi la differenza ha superato i 300 euro.

Il busillis sta nei diversi tipi di rendicontazione scelti dalle varie banche, che possono essere mensili, trimestrali, semestrali o annuali – e con i quali coincide il pagamento dell’imposta. Il bollo stabilito dal ministro Tremonti secondo la logica doveva essere pagato soltanto per il periodo luglio-dicembre – ma è successo che molte banche hanno chiesto di pagare per tutto l’anno, proprio perché il loro tipo di rendicontazione era annuale.

Per dare qualche cifra, supponiamo un deposito superiore a 500.000 euro. Con rendicontazione annuale il bollo è stato 680 euro; di 17,10 euro + 340 euro = 357,10 euro nel primo e secondo semestre per la rendicontazione semestrale. Il risparmio supera dunque i 300 euro.

Dal 1° di gennaio le cose si sono stabilizzate (con la nuova imposta dello 0,1% sul controvalore degli strumenti finanziari, su base annuale e trattenuta all’atto delle comunicazioni periodiche spedite dalle banche ai clienti), ma questo cavillo ha ingiustamente penalizzato (e non poco) parecchi risparmiatori.

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Come ottenre un conto corrente gratuito per i pensionati


L’iniziativa, dedicata a tutti i pensionati italiani, è oltremodo chiara decisamente conveniente: chiunque potrà aprire, presso qualsiasi istituto di credito italiano, un conto corrente bancario o postale gratuito.

A patto, naturalmente, che si rispetti una semplicissima condizione: quella dii percepire una pensione mensile compresa tra i 1.000 ed i 1.500 euro.
La proposta, inserita nel maxi emendamento al decreto liberalizzazioni approvata dal Governo Monti negli scorsi giorni e adesso in discussione al Parlamento, contribuirebbe a sciogliere le riserve in merito al metodo di riscossione delle pensioni eccedenti i 1.000 euro.

La manovra salva-Italia avrebbe infatti stabilito, come ormai ampiamente risaputo ed in virtù del provvedimento che impedirebbe qualsiasi trasferimento di denaro contante se di importo superiore ai 1.000 euro, che nessun pensionato italiano la cui pensione sia superiore ai 1.000 euro, possa scegliere di riscuoterla in contati.

Restava da chiarire, nonostante il provvedimento fosse di immediata applicazione, come potessero i pensionati sopperire ad una tale mancanza e come il governo avrebbe deciso di aiutare i pensionati ad accedere alle dorme di credito più innovative e costose quali le carte di credito o debito prepagate, i conti deposito, i libretti di risparmio postale o bancario e quant’altro.

La scelta, fortunatamente, sarebbe ricaduta sui conti correnti, strumenti la cui gestione, facile ed economica, sarebbe stata resa a costo zero per favorire tutti i pensionati italiani che, ne siamo sicuri, approfitteranno al più presto dell’incredibile occasione.

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Semplificazioni, tasse ed evasione fiscale: Gli argomenti trattati dal governo


Dalla riunione che si è configurata come un preconsiglio dei Ministri è emerso che il decreto legge sulle detrazioni fiscali si potrebbe arricchire con altri elementi che riguardano le detrazioni per le famiglie e le semplificazioni su un doppio binario. Ancora resta però da sciogliere il nodo sull’Imu per il no profit.

Il governo comunque ha manifestato l’intenzione di abbassare la pressione fiscale per i cittadini e per i lavoratori con redditi più bassi. Prospettive non buone invece per gli evasori fiscali. Con le risorse che verranno recuperate si costituirà un fondo, da cui potranno attingere sia Palazzo Chigi che l’Economia.

A cura di Gianluca Rini

E’ molto probabile che ci sia un incremento delle detrazioni per i familiari a carico. Potrebbero essere riconosciuti 800 euro di detrazione per il coniuge a carico, 900 euro per i figli minori di tre anni. Ancora però, anche per quanto riguarda il carico fiscale sulle imprese, devono essere definiti in maniera precisa i tempi e gli strumenti da adottare. Altre risorse per il governo potranno essere tratte dal contrasto della fuga di capitali all’estero e dalla lotta alla contraffazione delle merci.

La bozza del decreto legge fiscale contiene tanti punti fondamentali, in primo luogo la lotta all’evasione e la riduzione delle tasse. Nel testo di legge, a proposito dei guadagni ricavati dalla lotta all’evasione, si dice che questi fondi saranno destinati “a misure anche non strutturali di sostegno del reddito di soggetti appartenenti alle fasce di reddito più basse, con riferimento all’incremento delle detrazioni fiscali per i familiari a carico“.

Lo stesso Presidente del Consiglio ha parlato della riduzione delle tasse, puntualizzando che si tratterà di una semplificazione fiscale. Per chi rispetta le leggi del fisco il governo prevede di introdurre delle novità molto interessanti, infatti i contribuenti onesti potranno avere un minore aggravio fiscale. Chi non fattura invece sarà sottoposto a delle sanzioni più dure. Sarà l’Agenzia delle Entrate ad elaborare una lista di contribuenti i quali più volte sono stati segnalati per il fatto di non emettere la ricevuta o lo scontrino fiscale.

Novità anche per quanto riguarda le partite Iva, quelle inattive saranno chiuse d’ufficio dall’Agenzia delle Entrate. Chi esporterà illegalmente capitali all’estero sarà punito con multe pari al 40% del capitale stesso. Sono previste comunque percentuali diverse a seconda dei casi. Gli ispettori del fisco potranno recarsi anche di persona ad accertarsi sulla regolarità dei giochi autorizzati. Il tutto per combattere i giochi truccati e l’evasione riconducibile a questo settore.

Per gli acquisti oltre i 3.000 euro torna l’elenco dei clienti e dei fornitori che obbliga a comunicare al fisco tutte le transazioni economiche effettuate.

La bozza all’esame del Governo

E’ il provvedimento che dovrebbe alleggerire il carico fiscale sulle spalle delle famiglie e delle imprese italiane. Il Decreto Semplificazioni fiscali – la cui bozza è attualmente allo studio dell’esecutivo – si accinge ancora una volta a cambiare la nostra quotidianità e, in particolar modo, i rapporti con il fisco. Ma quali sono gli aspetti più importanti di questa importante iniziativa del governo Monti?

Abbiamo cercato di riassumere tutte le future disposizioni per ambiti di attività:

Irpef sui redditi delle famiglie: l’intervento più importante potrebbe essere la riduzione dell’aliquota Irpef più bassa sui redditi delle famiglie. In poche parole, grazie al ricavato dalla lotta all’evasione, la pressione fiscale Irpef scenderà dal 23% al 20%, liberando risorse gradite alle tasche degli italiani meno ricchi. Difficile tuttavia stimare quanto, questa agevolazione, possa durare. Molto dipenderà dall’andamento delle norme di contrasto all’evasione e, per tal motivo, la bozza prevede che una volta l’anno, a febbraio, il ministro dell’Economia in carica riferisca al Parlamento sui risultati ottenuti.

Pignoramenti Equitalia: una seconda boccata d’ossigeno arriva per gli imprenditori che abbiano in essere delle more nei confronti di Equitalia. La bozza prevede che, anche in caso di pignoramento dei beni dell’azienda, il titolare dell’azienda ne rimanga custode giudiziario. In altri termini, continuerà comunque a utilizzare il bene pignorato, evitando dannosi blocchi alle attività produttive.

Commercianti, artigiani, professionisti: numerose le novità per commercianti, artigiani e professionisti. Si pensi, ad esempio, all’inasprimento delle sanzioni per chi comunica dati falsi o incompleti negli studi di settore (con rischio di finire nella black list dell’Agenzia delle Entrate, che costituisce bacino preferenziale per gli accertamenti), o ancora la riduzione dei termini di compensazione del credito sull’imposta sul valore aggiunto. Torna anche l’elenco clienti-fornitori.

Capitali all’estero: brutte notizie per chi viene sorpreso a espatriare capitali. Si rischia una multa dal 5% al 40% dell’importo sottratto al fisco italiano. Diventano inoltre obbligatorie le comunicazioni sulle cessioni di beni e di servizi effettuate o ricevute dai Paesi appartenenti alla c.d. black list dell’Ocse, per valore superiore ai 500 euro.

Imu più chiara: l’Imu diventerà più trasparente. Introdotta frettolosamente, ora il governo Monti sta correndo ai ripari puntellando gli aspetti meno limpidi dell’imposta. Su tutti, prevale la semplificazione dello sconto forfettario di 200 euro per ogni famiglia, che d’ora in poi varrà per un’unica casa.

Acquisti da parte degli stranieri: altra novità riguarda i commercianti e i negozianti che facciano affari con turisti stranieri. A costoro non si applicherà il limite di tracciabilità del contante. Tuttavia, al fine di rendere lecito l’incasso, il commerciante dovrà fare fotocopia del passaporto del turista, e allegarlo alla distinta di versamento (operazione che dovrà esser compiuta nei 2 giorni lavorativi successivi all’incasso).

Partive Iva inattive: tempi duri anche per i c.d. “inattivi”. L’Agenzia delle Entrate potrà chiudere d’ufficio le partite Iva inattive. Il costo e la sanzione in capo al titolare verrà iscritta a ruolo, con comunicazione diretta.

Arriva il telefono anti-evasione: il telefono anti-evasione (così ribattezzato da parte della stampa) è già realtà. Al suo numero, il 117, risponde infatti la Guardia di Finanza, alla quale poter presentare denunce su commercianti e professionisti che non rilasciano apposita documentazione di spesa. Al termine di una breve procedura di potenziamento, il 117 potrà accogliere le segnalazioni degli esercenti poco “attenti”, con inserimento di questi ultimi nella black list di cui abbiamo già detto.

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