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Contro l’evasione fiscale si guarda gli immobili fantasma


Nel nostro paese è in atto una crisi economica che in modo ineludibile sta coinvolgendo anche il settore immobiliare dove i costruttori che in passato hanno avuto delle agevolazioni e dei prestiti per la realizzazione di un bel po’ di unità abitative, adesso devono fare i conti con tanti immobili sfitti e invenduti.

In più, un’analisi approfondita del patrimonio immobiliare italiano ha evidenziato che esistono anche un bel po’ di immobili fantasma, quelli che non risultano proprio negli archivi del catasto, insomma quelli evasi.

Adesso, quindi, la lotta all’evasione riparte proprio da lì.

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Cosa fare se la Grecia esce dall’Euro


La situazione economica attuale regala davvero ben poche certezze ai cittadini dell’Unione Europea, sensazione accentuata anche dalla condizione della Grecia, in bilico costante tra addio all’euro e normalizzazione post-elezioni. La verità è che per il momento non è possibile stabilire con certezza quel che accadrà nei prossimi mesi, ma il sentimento più comune su crisi economica e moneta unica è oggi il pessimismo. Ecco perché bisogna organizzarsi per sopravvivere a questo periodo infausto, e tutti hanno la necessità di studiare bene ogni mossa.

In aiuto del consumatore Il Sole 24 Ore ha creato una sorta di decalogo con 10 consigli per reagire al meglio davanti alle sfide della fase attuale, considerato che anche nel nostro Paese non sono poche le voci che vorrebbero un’uscita dall’euro e il ritorno alla vecchia lira. Per ciascuna mossa, bisogna quindi sempre distinguere tra le due possibilità: Grecia fuori o Grecia dentro la zona euro.

La cosa principale da fare è studiare bene le proprie possibilità e la capacità di esposizione del patrimonio disponibile. Soprattutto chi sente aria di investimento, deve prestare grande attenzione e cercare di individuare punti di forza e di debolezza in ciascuna mossa. L’elasticità del patrimonio e la diversificazione degli asset garantiscono una maggior capacità di intervento, ma è importante valutare tutti i parametri prima di mettere in gioco i risparmi, effettuando una sorta di check-up sulle proprietà immobiliari e finanziarie, sui mutui e sulle polizze Vita.

Azioni: se la Grecia non dovesse farcela, a pagare sarebbero soprattutto i titoli bancari che diventerebbero ad alto rischio, sia nel caso dei paesi periferici, sia nel caso delle altre banche particolarmente esposte con il debito ellenico. Più sicuri, ma comunque a rischio, i titoli dei settori anti-ciclici come il farmaceutico o l’alimentare. Nel caso invece la Grecia dovesse farcela, potrebbe permanere l’incertezza attuale, mettendo a rischio i Paesi più deboli come Italia e Spagna e sfavorendo dunque i loro listini azionari. Dovesse invece accadere il miracolo e riprendere la crescita, la fiducia salirebbe favorendo proprio i titoli bancari e quelli legati al ciclo.

Casa: se la Grecia non ce la fa, crolla ogni ipotesi di allentamento degli spread, e di conseguenza anche la propensione all’acquisto immobiliare. In Italia però la domanda è ancora molto forte nonostante la crisi, quindi i costi delle case dovrebbero subire un calo meno accentuato che altrove. Se il pericolo ellenico dovesse venire meno, si avrebbe al contrario un contenimento degli spread con ripercussioni positive sul mercato immobiliare italiano per chi vende. I prezzi quindi non dovrebbero subire discese elevate dei prezzi, tenendosi in linea con gli anni passati.

Bund: in caso di uscita della Grecia, si prevede una vera e propria corsa ai beni rifugio, tra i quali i bund tedeschi giocano la parte del leone. Questo porterebbe però a rendimenti lordi negativi, con effetto soprattutto sulle durate più brevi, con il risultato che l’investimento avrebbe più costi che ritorni, proprio come nel caso delle assicurazioni. Anche nel caso opposto, comunque, l’incertezza generale sarebbe tale da far considerare i bund comunque un porto sicuro.

Conti correnti: nello scenario peggiore, è prevedibile una corsa agli sportelli bancari anche in Italia? In realtà i conti correnti non corrono grossi pericoli, perché in Italia esiste il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi che garantisce la quota maggiore di restituzione della liquidità, fino a un massimo di 100mila euro, per ciascun intestatario di conto corrente, entro venti giorni dall’eventuale liquidazione coatta amministrativa. In un contesto come l’attuale le banche sono comunque spinte alla raccolta, con la conseguenza che le offerte sui conti si sprecano. Come sempre però bisogna informarsi bene su tassi e commissioni per non incappare in “trappole”.

Fondi di investimento: gli analisti pensano che, anche se la Grecia dovesse uscire dall’euro, la situazione rimarrebbe in stand by perché molti asset sono già stati spostati da tempo. Il consiglio che viene dato al sottoscrittore è quindi quello di aspettare e restare fedele alle scelte iniziali. In caso di improbabile salvataggio, invece, la situazione del debito degli altri Paesi euro rimarrebbe più o meno uguale, quindi sarebbe ideale destinare una parte degli investimenti su Stati Uniti e paesi emergenti diversificando il portafoglio.

Polizze: le polizze index-linked e unit-linked sono quelle legate all’andamento di determinati indici e mercati, e se la Grecia esce dall’euro la prima cosa è capire se e come il proprio portafoglio è legato ad Atene non limitandosi ai nomi ma analizzando i singoli prospetti. Vendere o meno dipende proprio dalla quantità di Grecia presente nel proprio totale. Se la Grecia resta nell’euro, il mercato dovrebbe calmarsi, quindi se il costo del riscatto lo consente, si potrebbe uscire dai prodotti finanziari-assicurativi e investire direttamente in singoli titoli di stato, obbligazioni o fondi comuni. Il consiglio degli esperti è comunque non seguire mai l’emotività del momento.

Mutui: la stabilità è garantita dalla Banca Centrale Europea che immette liquidità al sistema bancario europeo tenendo l’Euribor in equilibrio. Gli esperti stimano però che in caso di uscita della Grecia l’aumento dello spread potrebbe portare al rialzo del costo dei nuovi mutui, sia fissi che variabili, ma si tratterebbe comunque di un aggravio non eccessivo (che comunque non toccherà i mutui già accesi). La situazione vedrebbe invece il prolungarsi della fase di incertezza, con un Euribor al minimo di cui gioverebbe chi ha un mutuo a tasso variabile acceso prima del 2008. Chi compra casa indebitandosi avrà meno da sorridere, perché le banche impongono già ai nuovi clienti sull’Euribor spread salati.

Obbligazioni: le obbligazioni che appartengono al sistema bancario e i bond corporate sono quelli che risentirebbero di più dell’uscita della Grecia, mentre minori effetti negativi si dovrebbero avere sui prezzi delle obbligazioni legate al lusso e, soprattutto, alle vendite al dettaglio. In caso contrario le conseguenze sarebbero positive sui titoli bancari e finanziari, mentre i bond corporate potrebbero subire un aumento dei tassi di interesse, con effetto nullo o negativo sui prezzi e quindi rendimenti in rialzo.

oro è quotato in dollari: l’uscita della Grecia porterebbe a un deprezzamento dell’oro, e il perché è presto detto. L’oro è quotato in dollari, ma la crisi ellenica porterebbe a un deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro, rendendo più costoso l’acquisto di oro da parte degli investitori europei, causando proprio il ribasso dei prezzi, almeno nel breve periodo. La volatilità dei prezzi potrebbe persistere comunque anche in caso di salvataggio della Grecia, visto che in fin dei conti l’oro è legato all’andamento del prezzo dell’euro come valuta e non alle sorti dell’area euro.

Titoli di Stato: i titoli governativi potrebbero risentire dell’incertezza generale nel caso di fuoriuscita della Grecia, e nel breve periodo lo spread dei titoli di Stato italiani si amplierebbe per la paura effetto domino sui paesi più fragili dell’area euro. Sul lungo periodo la situazione dovrebbe però normalizzarsi, ma se la Grecia dovesse salvarsi l’incertezza potrebbe perdurare anche nel lungo periodo, sfavorendo proprio i titoli di Stato dei Paesi più deboli (Italia compresa). Solo un piano generale guidato dalla BCE in questo senso potrebbe riportare lo spread a livelli accettabili.

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Acquistare un’auto all’estero conviene. I giusti consigli


Gli ultimi dati sul mercato delle auto parlano chiaro: le immatricolazioni sono in netto calo rispetto sia su base annuale che mensile, spesso con variazioni percentuali in negativo anche a due cifre. La colpa come sempre viene addebitata dai produttori automobilistici alla crisi economica e quindi alle tasche degli italiani sempre più vuote. Questa scusa racconta di sicuro parte della verità, ma non ci dice tutto di quel che succede su scala europea. Per farla breve, all’estero spesso le auto costano molto meno che da noi, e per risparmiare sull’acquisto conviene guardare oltre confine.

Prezzi auto all’estero: un confronto

Facendo alcuni esempi di prezzi delle auto si capisce meglio l’abisso che spesso separa i vari mercati.
Una Fiat Bravo, prodotto italiano che quindi da noi dovrebbe costare meno che altrove, in Italia viene a costare 16.940 euro, mentre in Germania 15.690 e addirittura in Spagna 12.100. Sarà un caso, direte voi. E invece no, perché anche le marche straniere da noi costano più che all’estero, con l’eccezione della Francia, unico mercato europeo che riesce a superarci nei prezzi. Una Peugeot 3008, ad esempio, da noi costa 21.180, in Germania 21.150 e in Spagna 16.700.

Le differenze nei livelli di prezzo tra i vari Paesi dell’Unione Europea hanno convinto la Commissione a mettere in discussione le attuali procedure di immatricolazione per “ridurre drasticamente il peso ingiustificato” delle procedure amministrative legate alla re-immatricolazione dei veicoli provenienti da un altro Stato membro. Questo consentirebbe ad un cittadino di un qualsiasi Stato di rivolgersi al mercato di un altro Stato, valutando per l’acquisto le offerte non solo del mercato interno. Una soluzione che porterebbe vantaggi evidenti per gli acquirenti, ma non solo.

La Commissione stima che una decisione del genere porterebbe tutti i soggetti coinvolti a risparmiare circa 1.5 miliardi di euro l’anno. Non solo cittadini, dunque, ma anche imprese e autorità. Questo perché già oggi questo tipo di mercato è molto florido, e in un singolo anno vengono trasferiti circa 3,5 milioni di veicoli da uno Stato all’altro. Il problema, come spiegato in un apposito comunicato, è che poi vanno immatricolati con le modalità previste dalle regole nazionali, “normative differenti e requisiti a volte contraddittori che rendono questa procedura, che nel mercato unico del ventunesimo secolo dovrebbe essere semplice, ancora lunga e complicata”.

Comprare auto all’estero: procedure

Quel che si risparmia oggi sul costo dell’auto si rischia di pagarlo in procedure amministrative, senza contare il tempo necessario a rendere effettiva l’immatricolazione, visto che per completare la procedura sono necessarie in media cinque settimane, con un costo stimato di 400 euro per i cittadini e le imprese. Un ostacolo considerato fuori luogo in un’Europa in cui almeno sulla carta dovrebbe vigere la libera circolazione dei beni, dei servizi e dei lavoratori. In Italia, poi, le cose come sempre si fanno ancora più complesse, sia per la complessa burocrazia sia per la stretta sorveglianza del Fisco su questo tipo di operazioni, per evitare la possibile evasione dell’Iva.

Da noi quindi nel caso si decida di acquistare un’automobile all’estero di solito ci si rivolge ad un’agenzia esterna specializzata facendo aumentare ancor di più i costi e diminuire i vantaggi economici. Per questo dalle nuove comunicazioni dell’Unione Europea nasce la speranza che nel giro di un anno possa arrivare l’approvazione del regolamento in materia, cui però andrà poi aggiunto un altro anno prima che il regolamento entri in vigore per i necessari accorgimenti che dovrà prendere la motorizzazione civile.

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Non è facile ottenere prestiti in banca in Italia


Le imprese si trovano a dover avere a che fare con tasse e garanzie, che si rivelano quasi impossibili da sostenere. Spesso, per ottenere un finanziamento, si chiede di impegnare la stessa somma richiesta con il prestito: ma in questo caso che prestito sarebbe?Come fa un’impresa a garantire una somma che non ha?

Eppure spesso si adduce come giustificazione il credit crunch, che sarebbe determinato dalla crisi economica. Intanto gli imprenditori, ascoltati dal Sole 24 Ore, denunciano la situazione.

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Cosa sta succedendo all’Italia?


Il nostro paese soffre di una malattia ben precisa e l’Eurispes l’ha prontamente diagnostica: si tratta della depressione e il medico in questione è l’istituto senza fini di lucro che si occupa degli studi politici, economici e sociali.

Perché l’Italia è così depressa, ovviamente dal punto di vista economico?

Quello che ha accertato questo ente è che i cittadini sono appunto depressi, siano poveri o benestanti non ha importanza, ma con delle tendenze ben precise, come ad esempio la difesa dei privilegi da parte di chi ne è in possesso.

In questo modo, nessuna nazione può guardare al futuro, perché mancano dei requisiti fondamentali, come lo sviluppo e la democrazia. In pratica, l’Italia vista dall’Eurispes è in piena crisi economica, bloccata e immobile da tutti i punti di vista e senza alcuna fiducia nei confronti delle istituzioni. Come ha precisato lo stesso numero uno dell’Eurispes, Gian Maria Fara, ogni classe sociale ha i propri motivi per lamentarsi, i più poveri perché non possono riscattarsi e i più ricchi perché si sentono troppo criminalizzati.

Ci sono poi dei dati che confermano che la nostra è una società feudale: il lavoro sommerso ne è una chiara testimonianza, con i suoi 540 miliardi di euro totali (ben il 35% del prodotto interno lordo) e una evasione fiscale conseguente di quasi 250 miliardi. La ricetta, però, è più semplice di quanto ci si possa attendere e consiste in una nuova politica dalle buone intenzioni.

Quali altri elementi sono emersi con maggiore evidenza?

Anzitutto, il 67% degli italiani presi come campione hanno affermato che la situazione economica del paese è nettamente peggiorata (solo il 6,1% ritiene ci sarà un miglioramento); inoltre, le famiglie sono state costrette a dimenticare il significato della parola “risparmio”, tanto che il 26,2% degli italiani ha dovuto chiedere un prestito bancario per vari motivi, in primis il mutuo della casa e il pagamento dei debiti che sono stati accumulati.

L’Eurispes, infine, ha voluto citare anche i celebri Compro Oro: il fatto che sempre più persone si rivolgano a loro significa che la crisi spinge a queste soluzioni “estreme”, visto che l’8,5% del campione intervistato ha confessato di avervi fatto ricorso. Insomma, si tratta di una fotografia dalle mille sfumature, ma tutte convergenti verso la fase cronica della depressione economica.

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Come calcolare la tassa sulla prima casa


Calcolare l’ICI, cioè l’imposta comunale sugli immobili, è qualcosa che per un lungo periodo di tempo avevamo dimenticato, ma purtroppo la crisi economica galoppante ha reso inevitabile la sua reintroduzione.

La base per calcolare l’imposta è la rendita catastale, moltiplicata per 100.

Si tratta di un imposta prettamente comunale, che serve quindi per capitalizzare le casse degli enti locali in modo da poter garantire i servizi di base ai cittadini del luogo.

Prima di moltiplicarla la rendita deve però essere rivalutata del 5% e deve essere applicata l’aliquota stabilita dal comune di appartenenza.

In questa maniera abbiamo la base imponibile dell’imposta, ma non è finita qui la procedura, anzi qui iniziano le complicazioni.

L’aliquota ICI cambia infatti da comune a comune, ed è spesso rivalutabile. Questa varia dal 5 al 7 per mille, almeno per ora, e il 7 è il valore più alto che non si può superare per legge.

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La crisi economica fa lievitare le scommesse e il poker online


Non ci sono proprio dubbi, il poker online è un vero successo in Italia. A testimoniarlo ci sono i numeri secondo i quali nel 2010 sono stati disputati in rete oltre 100 milioni di tornei.
Il picco si è toccato a gennaio del corrente anno quando gli italiani hanno puntato sui tavoli verdi virtuali 288,5 milioni di euro.

Ogni giocatore spende in media per una partita a poker circa 6 euro. In inverno le giocate al poker on line sono più numerose rispetto all’estate: nel primo caso gli italiani giocano mediamente oltre 9 milioni di euro al giorno mentre d’estate 8 milioni di euro. I giorni preferiti per giocare a poker online sono quelli del week-end ed in particolare l’orario compreso tra le 19,00 e l’una di notte.

Fin qui i numeri che sono stati forniti dall’Agicos, l’Agenzia giornalistica concorsi e scommesse. Ma le cifre si sa possono solo essere segnali di un fenomeno che poi va interpretato.
E allora mi chiedo e chiedo a voi: si tratta del segnale di una grande passione oppure del fatto che molti, sentendosi alle strette con la crisi economica, si buttano nel gioco d’azzardo per trovare una possibile soluzione?
Da sempre si sa che scommettere può essere tanto un divertimento quanto una pericolosa dipendenza.

Confidando nel buon senso di tutti, l’unico suggerimento che mi sento quindi di dare riguarda invece i metodi di pagamento: spesso infatti per il poker online viene richiesta la carte di credito e carte prepagate.
Occhio dunque alle truffe, e cercate di utilizzare sempre siti di comprovata regolarità e autorevolezza.

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Programmare l’invio degli SMS con Iphone


Volete inviare un messaggio ma non volete farlo subito. Aspettate, aspettate, mentre aspettate fate altro e… alla fine dimenticate di inviare il vostro messaggio.

Per evitare che ciò accada, vi segnaliamo oggi una nuova utility disponibile in Cydia Store che vi permetterà di programmare l’invio di nuovi messaggi di testo. Ecco a voi iScheduledSMS.

Con iScheduledSMS potrete programmare l’invio di nuovi SMS direttamente dal vostro iPhone.

Programmare un SMS con questa utility è davvero semplice; il merito è soprattutto dell’interfaccia grafica, molto semplice e in parte simile a quella dell’applicazione nativa Messaggi del vostro iPhone. La programmazione del messaggio avviene tramite la classica rotellina di iOS: da qui potrete selezionare il giorno e l’ora di invio dell’SMS.

iScheduledSMS permetterà anche di rivedere gli SMS programmati, che verranno raccolti tutti in un’unica sezione dell’app, conoscere l’orario di programmazione e il numero al quale saranno inviati.

Potete acquistare iScheduledSMS dal Cydia Store al prezzo di 0.99 dollari. Questo contenuto aggiungerà una nuova applicazione all’interno della schermata Home del vostro iPhone.

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L’Italia diventerà il Paese europeo con la pressione fiscale più forte


situazione economia italianaIl 45% del reddito va al fisco, la notizia viene riportata dal quotidiano La Repubblica sulla base di uno studio di Confesercenti che dopo aver analizzato la nuova manovra finanziari ed in particolar modo i tagli alle detrazioni fiscali, è giunta a questa conclusione.

Siamo destinati nel corso dei prossimi anni a diventare il Paese europeo con la pressione fiscale più forte, il bisogno del Governo, ma più in generale della politica di far fronte all’impegno di raggiungere il pareggio di bilancio comporta molti sacrifici, l’aumento della pressione fiscale è uno di questi sacrifici.

Lo studio di Confesercenti stima in termini percentuali l’aumento delle tasse che si avrà nei prossimi anni, ma bisogna tener conto che si stratta sempre di stime, in realtà la situazione è in divenire, la manovra finanziaria, appena varata, non ha definitivamente chiuso i conti con il problema del debito pubblico, la stessa normativa prevede una clausola di salvaguardia che porterà nei prossimi anni ulteriori tagli alle agevolazioni fiscali.

Una situazione nera, a fronte di una forte crisi economica, a fronte dell’inflazione che sale e dei redditi che perdono potere di acquisto si abbatte anche la scure di tasse sempre più alte.

Questa è la situazione oggi, individuare un colpevole è francamente cosa molto difficile, c’è chi pone in evidenza che una manovra del genere è incoerente con l’orientamento liberale che il Governo attuale ha, c’è chi parla di sprechi, chi di razionalizzazione della spesa.

Evidenziare l’incongruenza tra l’essere liberali ed intervenire nel contempo in maniera così significativa nella vita economica delle persone comporta il non considerare che le ideologie sono in costante divenire e pensare che essere liberali significhi semplicemente lasciare la libertà assoluta delle persone anche in campo economica è sbagliato, lo Stato ha il dovere, lo stabilisce la Costituzione, di intervenire per alleviare, prevenire, affrontare i disagi delle persone.

Una riflessione andrebbe fatta su come lo Stato è intervenuto negli ultimi 50 anni nel campo economico, un’analisi complicata che porterebbero però un po’ di luce su ciò che oggi stiamo vivendo, perchè una crisi di tale portata ha origini “antiche”, ha errori “antichi”, è il segno di una politica eoconomica sbagliata.

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Dura la vita per cerca lavoro in tempo di crisi


lavoro-crisiSe state cercando lavoro in questi tempi difficili vi renderete conto quanto è dura la vita. Per aiutarti oggi in questa difficile impresa ecco elencati alcuni consigli degli esperti.

1. Date un’occhiata ai dati di settore

Cercate lavoro in quei settori dove c’è una carenza di lavoratori o in quelli che presentano crescita occupazionale. Queste sono le aree dove si può affinare la ricerca.

Per esempio, da una recente indagine Excelsior oggi in Italia i lavoratori che vengono assunti maggiormente sono i commessi e le colf.

2. Aggiornate la vostra conoscenza

Seguite corsi, leggete libri, riviste anche online sui temi che vi interessano e interessano il settore dove volete lavorare.

Un altro trucco è quello di affinare le vostre abilità di vendita (persuasione, negoziazione e influenza sugli altri) anche se non siete o non avete intenzione di lavorare nel settore vendita. Dovete vendere il vostro prodotto migliore, cioè la vostra esperienza e voi stessi, in modo da convincere chi vi sta di fronte a capire che amate ciò che fate e che siete in costante aggiornamento, oltre che ad avere competenze.

3. Trovatevi più lavori a tempo parziale o provate un lavoro autonomo

Invece di pensare a farsi assumere per un unico lavoro, bisogna pensare il proprio impiego in termini di posizioni multiple. Iniziare un nuovo lavoro può essere più facile se si inizia part-time in una società. Conciliare insieme più lavori part-time equivale ad avere una maggiore sicurezza del lavoro, perché se una delle due posizioni salta, almeno ne avrete un’altra su cui ripiegare.

Avete voglia e tempo per lavorare da soli e in autonomia? Fatelo nel tempo libero dal vostro lavoro principale: sperimentate, provate, organizzatevi. Se volete iniziare una nuova professione o un nuovo lavoro autonomo, ecco cosa vi serve.

Inoltre ciò arricchirà il vostro CV ma più di tutto voi stessi e le vostre abilità, e vi renderà ancora un candidato ancora più appetibile per il potenziale datore di lavoro.

4. Aprite un vostro profilo sui social network

Oggi potete avere innumerevoli opportunità per farvi conoscere con pochi click di mouse.

Naturalmente avete ricevuto richieste per entrare su LinkedIn, e certamente usate Facebook tutti i giorni, forse non però nel modo giusto, non promuovendo voi stessi…

Ora è il momento di utilizzare davvero la Rete, quella che probabilmente avete casualmente costruito nel corso degli anni.

Sapete che potete andare su un social network e vedere se tra i vostri amici c’è qualcuno che è in contatto con la rete aziendale in cui voi siete interessati a lavorare? Ad esempio il meccanismo di Linkedin funziona proprio in questo modo: è possibile chiedere a chi è in relazione con profili legati all’azienda di vostro interesse, di fare un’introduzione a vostro nome, insomma di “raccomandarvi” per il posto a cui volete candidarvi.

5. Pensate in termini di risultati

In un momento di crisi economica come quello che stiamo tuttora vivendo, la cosa più importante per chi cerca lavoro è quella di dimostrare come si possa creare valore per un’azienda, in tutti i modi possibili. Fate diventare questo il vostro punto di forza quando vi presentate ad un colloquio.

6. Giocate di Ruolo

Simulate il colloquio di lavoro, cercate di immaginare le possibili domande, e cercate risposte non vaghe ma che valorizzino una certa capacità di gestire lo stress e le avversità.

La capacità di problem solving è molto menzionata negli annunci di lavoro, e voi allenatevi a raccontare esperienze concrete in cui gestite, o avete gestito nella carriera passata, e risolvete, o avete risolto nella precente mansione, i problemi che vi si presentano o che vi si presentavano.

7. Sviluppate il vostro personal branding

Identificate i vostri punti di forza nel modo più chiaro possibile, e magari inseriteli in una lettera di presentazione sintetica, come il vostro curriculum. Poi cercate di diffondervi sulla Rete il più possibile. Oggi essere efficaci, chiari e sintetici è tutto. Un curriculum di 4- 5 pagine non lo legge più nessuno!

8. Trovate l’ opportunità nella vostra posizione attuale

Nuove competenze possono provenire da una piccola parte del vostro lavoro, magari una parte più divertente… Per esempio, potreste chiedere al vostro attuale datore di lavoro di mandarvi a una conferenza o farvi iscrivere ad un’associazione.

L’attività secondaria potrebbe darvi capacità e abilità diverse da quelle che sviluppate nella vostra carriera attuale, aprendovi ulteriori opportunità proprio in quelle realtà che frequentate nel tempo libero, o perchè no, propria nell’azienda dove vi trovate.

9. Siate realistici

State con i piedi per terra sul tempo necessario per trovare un nuovo lavoro.

Se la mansione che cercate ha maggiori responsabilità e uno stipendio più elevato ci potreste mettere più tempo per trovare quello che cercate.

Viceversa se l’impiego che cercate è meno gravoso, richiede meno skills, meno tempo ecc. potreste trovarlo quanto prima. Il settore dei call-center è un esempio azzeccatissimo..

Il lavoro che avete vi piace, o aspirate ad altro? Non avete ancora un lavoro o non riuscite a trovarlo, oppure l’avete trovato in questo momento di crisi…??? Raccontateci la vostra esperienza :-)
Fonte: aziendemadeinitaly.com

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Tobin Tax 2011, sarà efficace contro le speculazioni?


Tobin-Tax-2011.jpgNel corso della settimana, su giornali, blog, social network, si è parlato ampiamente di crisi economica, manovra di Ferragosto, Tobin Tax.

La Tobin Tax, dal nome del premio Nobel per l’economia James Tobin, che la propose nel 1972, – riporta Wikipedia - è una tassa che prevede di colpire, in maniera modica, tutte le transazioni sui mercati valutari per stabilizzarli (penalizzando le speculazioni valutarie a breve termine), e contemporaneamente per procurare delle entrate da destinare alla comunità internazionale.

La tassa sulle transazioni, però, non è piaciuta ai mercati che sono volati a picco nei giorni successivi all’incontro fra la Merkel e Sarkozy, da cui è emersa la proposta di far rivivere il controverso balzello.

Ma per capire di più di Tobin Tax, diamo la parola ad Armando Carcaterra direttore generale di Anima Sgr.


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Oro è uno dei migliori business in tempi di crisi


La perdurante crisi economica costringe molti persone a tagliare i consumi e per arrivare a fine mese ci sono famiglie disposte a vendere alcuni oggetti preziosi, ricordi di una vita.

Ecco perchè in questo periodo si sta osservando un vero e proprio boom dei c.d. compro oro, i negozi specializzati nella compravendita del metallo prezioso. Si possono permutare collanine, bracciali, protesi per i denti, orecchini e così via. A farlo sono persone di varia estrazione sociale, dagli studenti agli anziani, dai lavoratori precari alle famiglie in crisi. A volte, chi ha più necessità di denaro vende persino le fedi nuziali.

Il giro d’affari medio di un negozio del genere si può stimare attorno ai 350.000 euro all’anno. Quanto alla diffusione, secondo stime recenti, a maggio del 2011 erano presenti 20.000 punti vendita aperti in Italia, di cui la maggior parte diffusi al sud Sud.

Chi ha intenzione di vendere dell’oro deve però fare attenzione ai possibili raggiri: a volte, le quotazioni praticate dai compro oro sono spesso diverse da quelle ufficiali negoziate sui mercati e controllate da istituzioni e talvolta viene considerato di un peso minore rispetto a quello effettivo, poichè le bilance sono, talvolta, volontariamente taroccate. Va ricordato, peraltro, che i commercianti sono obbligati a verificare l’identità del cliente che vende il proprio oro, registrando le sue generalità e il domicilio.

Per evitare questo è bene seguire questi piccoli suggerimenti.
In primo luogo è opportuno informarsi sulle quotazioni dell’oro praticate sui mercati internazionali facendo alcune semplici operazioni: dividere la quotazione in dollari per 31,1 (valore dell’oncia per i metalli preziosi); guardare la quotazione euro-dollaro per calcolare il valore in euro per ogni grammo. Il secondo consiglio utile è di confrontare più negozi specializzati scegliendo quelli che presentano le quotazioni più vantaggiose. Un terzo suggerimento da seguire se ci si vuole disfare dei propri gioielli in cambio di denaro contante è di pesare l’oro prima di portarlo al “compro oro”.

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