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Novità sul comparto della nautica

iva Iva, le novità per il settore nauticoDallo scorso 17 gennaio sono scattate alcune novità per quanto concerne l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto nel comparto della nautica.

In particolare, la principale introduzione riguarda la limitazione la regime di non imponibilità Iva nel settore, con trattamento ora applicabile anche alle navi commerciali destinate alla navigazione in alto mare e alle navi da guerra, cui si accompagna la soppressione dell’applicazione dell’aliquota agevolata IVA sulle prestazioni di assistenza alla stipula dei contratti di locazione in deroga, rese dalle associazioni di categoria.

Più nel dettaglio, la prima novità è frutto del recepimento – da parte del legislatore nazionale – di quanto stabilito dalla Commissione Europea, che aveva a suo tempo avviato una procedura di infrazione contro l’Italia per quanto concerne il regime di non imponibilità di alcune operazioni nel settore nautico.

Restano invece fermi i trattamenti per le cessioni di navi adibite alla pesca, a operazioni di salvataggio o ad assistenza in mare. Prevista altresì l’esclusione dell’agevolazione per le unità da diporto, anche se – a tal punto – non si può che tenere in considerazione l’evoluzione della disciplina della nautica da diporto, con la prassi interpretativa che ammette al trattamento di non imponibilità anche le navi da diporto utilizzate nell’ambito di un’attività commerciale.

Con una modifica normativa è infine limitato il regime di non imponibilità fino ad oggi concesso alle navi degli organi di Stato alle sole navi militari e da guerra.

Vi ricordiamo che tutti i dati contemplati nel presente articolo sono suscettibili di potenziali variazioni nei momenti successivi a quelli di redazione del post. Vi invitiamo pertanto a verificare la validità di tali elementi, e in particolar modo l’esattezza delle scadenze, prima di procedere ai pagamenti. Nessuna responsabilità può essere attribuita al contenuto – pur verificato da fonti ritenute attendibili – a Fiscale Web.

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Forme di investimento sicure – Terza parte

forme-di-investimento-sicureBen ritrovato alla terza e ultima parte della “Forme di investimento sicure“.
In questi tra articoli abbiamo voluto elencare tutte le forme di investimento sicuro che ogni persona prima di scegliere qualsiasi forma di investimento deve conoscere.
Se non hai letto la prima parte, ti invito a cliccare QUI>>
Se non hai letto la seconda parte, ti invito a cliccare QUI>>

I Titoli di Stato sono simili alle Obbligazioni con la differenza che anziché essere emessi da società private, vengono emessi dallo Stato che li vende ai risparmiatori per finanziare il proprio debito pubblico. Sono senza dubbio la forma di investimento più sicura per il risparmiatore in quanto c’è sempre lo Stato alle spalle che garantisce sulla buona riuscita dell’investimento e sulla più che certa restituzione del capitale investito.

I Titoli di Stato più importanti e comuni sono: i Bot, i Btp e i Cct.

I Bot (Buoni Ordinari del Tesoro) sono titoli a zero coupon e possono avere scadenze variabili dai 3 ai 12 mesi. Sono i titoli più sicuri per l’investitore che, alla scadenza del contratto, si vedrà restituito il proprio capitale accresciuto di una quota di interessi.
I Btp (Buoni del Tesoro Poliennali) sono Obbligazioni di Stato a medio e lungo termine con scadenze che vanno da un minimo di 3 ad un massimo di 30 anni. Il tasso di interesse che viene corrisposto per questi titoli è sempre fisso e viene stabilito anticipatamente, cioè nel momento in cui vengono messi sul mercato. Data la lunga durata di questo tipo di contratti, gli interessi vengono corrisposti all’investitore tramite cedole semestrali. Alla scadenza del contratto l’investitore si vedrà restituita la somma corrispondente al valore nominale del titolo stesso. Il rischio per l’investitore, anche in questo caso, è praticamente inesistente.
Anche i Cct (Certificati di Credito del Tesoro) sono Obbligazioni di Stato a medio e lungo termine (5, 6, 7 o 10 anni). Questi titoli garantiscono al risparmiatore una cedola semestrale il cui importo però è variabile e indicizzato rispetto all’andamento sul mercato dei Bot. Il rischio comportato da questi titoli per l’investitore è basso e legato solo all’eventuale andamento negativo dei Bot sul mercato, eventualità nella quale l’investitore riceverebbe interessi più bassi al momento della riscossione della cedola semestrale. Tutti i titoli di stato hanno il vantaggio di poter essere negoziati sul mercato prima della loro scadenza.

Altra forma di investimento piuttosto sicura per il risparmiatore è rappresentata dalla Previdenza Integrativa.
Questa forma di investimento si sta diffondendo sempre di più negli ultimi anni e consiste in strumenti di investimento gestiti dagli enti previdenziali. La loro finalità è quella di integrare con somme aggiuntive le prestazioni pensionistiche obbligatorie. Questi strumenti possono essere i Fondi Pensione o i Pip (Piani Individuali Pensionistici).
I fondi pensione a loro volta si dividono in Fondi Negoziali e Fondi Aperti.
I Fondi Negoziali scaturiscono da accordi tra enti previdenziali e associazioni sindacali di determinate categorie di lavoratori e vengono gestiti da banche o assicurazioni.
I Fondi Aperti invece vengono emessi direttamente dalle banche, dalle assicurazioni o dalle società di intermediazione e quindi non sono ad esclusivo uso di determinate categorie di lavoratori ma possono essere usati anche da lavoratori autonomi.
Quello che questi fondi fanno concretamente è raccogliere i contributi dei lavoratori e investirli in modo da renderli più remunerativi. Gli investimenti di questi contributi possono essere diretti all’acquisto di azioni (e questo è il caso che comporta una più alta rimuneratività ma anche un più alto rischio), all’acquisto di azioni e obbligazioni (con rischio più basso) oppure all’acquisto di sole obbligazioni (caso meno rischioso ma anche meno remunerativo).
La scelta del comparto di investimento al quale destinare i propri soldi non è obbligatoriamente fisso nel tempo ma, in qualsiasi momento l’investitore può decidere di cambiarlo.
Quando il lavoratore finisce il proprio periodo di contribuzione perché ha raggiunto l’età pensionabile, riceverà dall’ente previdenziale la rendita che i propri contributi hanno accumulato nel corso del tempo in cui i suoi contributi sono stati investiti nei fondi pensione.
La legge stabilisce che almeno il 50% dell’ammontare dei guadagni deve essere corrisposto sotto forma di rendita periodica mentre la restante parte può essere versata in un’unica soluzione.
I Pip, infine, rappresentano una vera e propria polizza assicurativa sulla vita.

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Forme di investimento sicure – Seconda parte

investimento-sicuroBen ritrovato alla seconda parte della “Forme di investimento sicure“.

Un’altra forma di deposito a risparmio che ha preso molto piede negli ultimi anni è quella dei Conti Deposito Online.
Il funzionamento di questo tipo di depositi è molto semplice perché ciascuno può gestirli direttamente da casa, tramite Internet. Vantaggio grandissimo di questo tipo di deposito è quello di non avere praticamente alcun costo.

Si differenzia da un normale libretto di risparmio in quanto necessita di un conto corrente al quale appoggiarsi per effettuare tutte le transazioni.
Anche in questo caso il risparmiatore può decidere di lasciare le proprie somme libere o di vincolarle per un certo periodo di tempo, caso in cui ne aumenta la rimuneratività.

Rispetto ai normali libretti di risparmio, questi conti sono più pratici perché offrono molti più servizi, come ad esempio il libretto degli assegni e la carta di credito, e sono, tra l’altro, comunque garantiti dal Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi. Pertanto questi prodotti sono sempre più richiesti in quanto, benché nati come forme semplici di investimento, hanno la praticità e la funzionalità di un conto corrente normale pur non avendo gli stessi costi di gestione.

I PCT (Pronti Contro Termine) sono una forma di deposito vincolato che consiste in questo: il risparmiatore acquista dalla banca, o da altro intermediatore finanziario, una certa quantità di titoli e si impegna a mantenerli per un certo periodo prestabilito al termine del quale la banca (o l’intermediatore finanziario) li riacquisterà, normalmente ad un prezzo più alto rispetto a quello d’acquisto, in modo da garantire all’investitore un certo margine di profitto.
Il prezzo di riacquisto, così come la scadenza, vengono decisi al momento della sottoscrizione dell’accordo tra i due soggetti.

Sebbene il rendimento sia abbastanza sicuro, i profitti derivanti da PCT subiscono una tassazione del 12,5% e le somme investite dal risparmiatore non sono coperte dal Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi. In questo tipo di investimenti i titoli che possono essere acquistati sono Titoli di Stato o Obbligazioni emesse da società private. Ovviamente i primi sono più sicuri rispetto alle seconde in quanto, se anche la banca con la quale le contrattazioni sono state fatte dovesse fallire, i Titoli di Stato possono essere comunque rivenduti dall’investitore; la stessa cosa non si può dire per le obbligazioni emesse da un privato che, in caso di fallimento dell’emittente, perderebbero ogni valore. Se questa eventualità dovesse realizzarsi, anche eventuali Titoli di Stato sottostanti a queste obbligazioni (perché acquistati dal risparmiatore contemporaneamente) perderebbero valore e sarebbero invendibili. Bisogna comunque considerare il fatto che il fallimento di una banca resta un’ipotesi molto remota.

Ma vediamo meglio cosa sono le Obbligazioni, altrimenti dette Bond.
Si tratta di titoli emessi da una società privata che li vende ad un risparmiatore che vuole investire i propri risparmi.
Per il periodo nel quale il risparmiatore è in possesso di tali titoli diventa di fatto finanziatore di tale società che si impegna a ricomprare questi titoli alla scadenza del contratto sottoscritto con il compratore. Nel periodo di durata del contratto la società paga al risparmiatore degli interessi tramite cedole periodiche, generalmente con scadenze trimestrali.

Ci sono tre tipi di Obbligazioni:

  1. a tasso fisso, caso in cui l’importo della cedola non varia per tutta la durata del contratto;
  2. a tasso variabile, in questo caso gli interessi variano in base agli indici di riferimento sul mercato finanziario;
  3. a zero coupon, in questo caso gli interessi non vengono pagati con cedole periodiche ma solo alla scadenza del contratto.

Il rischio che questo tipo di investimento comporta è piuttosto basso in quanto il risparmiatore potrebbe rimetterci il capitale investito solo in caso di fallimento della società emittente, ma questo rischio lo rende leggermente più remunerativo rispetto ai Titoli di Stato.

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Forme di investimento sicure – Prima parte

Nel momento in cui si decide di investire i propri risparmi bisogna tenere bene in mente una regola generale sempre valida: se si sceglie un tipo di investimento ad alto rischio i rendimenti potenzialmente percepiti saranno più alti.

Molti piccoli risparmiatori però preferiscono di gran lunga rivolgersi a forme di investimento più tranquille, che non facciano correre il rischio di rimetterci il proprio capitale, anche se i rendimenti saranno meno cospicui.

Tra le forme di investimento più affidabili e con meno rischi connessi ci sono: i Depositi a Risparmio, i Conti Deposito online, i Pronti Contro Termine, le Obbligazioni, i Titoli di Stato e la Previdenza integrativa.

Cerchiamo ora di analizzarli nel dettaglio per capire cosa sono e come funzionano:

I Depositi a Risparmio sono la forma più semplice di investimento e non comportano alcun tipo di rischio per il risparmiatore il quale deposita le somme risparmiate presso una banca, oppure presso la posta, ottenendo un documento denominato “libretto di risparmio”. Questo libretto è il documento ufficiale che testimonia il rapporto tra il risparmiatore e la banca (o posta). Su di esso infatti si registrano di volta in volta le operazioni di deposito o prelievo.
Questi libretti possono essere nominativi (e quindi le operazioni possono essere eseguite solo dall’intestatario) o al portatore (e quindi le operazioni possono essere eseguite da chiunque si presenti allo sportello con il libretto). Inoltre il risparmiatore può decidere se rendere il proprio libretto libero (prelevando e versando in qualsiasi momento somme di denaro) oppure vincolato (prevedendo una scadenza variabile dai 3 ai 24 mesi prima della quale non si possono effettuare operazioni). Nel primo caso i tassi di interesse applicati dalla banca (o dalla posta) saranno più bassi rispetto al secondo caso, e comunque, sempre stabiliti al momento dell’apertura del deposito di risparmio.
I libretti danno la possibilità di effettuare meno operazioni di quante se ne possano effettuare con un normale conto corrente; in ogni caso si può:

  • depositare assegni;
  • ricevere e fare bonifici;
  • addebitare pagamenti (ad esempio le bollette).

I vantaggi che i libretti di deposito hanno sono legati al fatto che essi non comportano alcun tipo di spesa di apertura e di gestione, e non comportano alcun rischio in quanto sono coperti dal Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi (quelli bancari) e direttamente dallo Stato (quelli postali).
A questa grande garanzia di sicurezza ovviamente corrispondono rendimenti piuttosto bassi.

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