Nella sua ultima lettera agli azionisti di Berkshire Hathaway, Warrren Buffett ripercorre il suo bilancio del 2011 e, fra le varie indicazioni e osservazioni, non si può dire che sia uno sponsor dell’investimento nell’oro, di cui sottolinea in particolare che è un investimento che non produce nulla e che, in pratica, si basa sull’aumento costante degli aspiranti investitori, disposti a pagare un prezzo sempre più alto.
Eppure chi compra un’oncia di oro, alla fine anche dopo una vita intera si ritrova in mano sempre un’oncia d’oro! Il discorso di Buffett parte dalla scarsa fiducia che si può accordare agli investimenti in valuta, visto che con il passare degli anni la “tassa occulta” dell’inflazione consuma praticamente l’intero valore di molti investimenti, anche per le divise più solide come il dollaro. Ma sull’oro il vecchio “Oracolo” cerca di mettere sull’avviso gli investitori.
A dire la verità non è del tutto corretto scrivere che gli utilizzi industriali e quelli legati alla decorazione sono marginali: di fatto l’oro è uno degli elementi meno diffusi sul nostro pianeta e la corsa ad accumularlo non si è mai veramente fermata, anche perché nonostante l’aumento della domanda e la corsa dei prezzi, la produzione non è riuscita a incrementarne la disponibilità: non sono serviti né i nuovi investimenti né l’aumento delle esplorazioni.
Per di più non si può mettere tutti gli investitori in oro sullo stesso piano, come se fossero tutti speculatori. In particolare fra chi punta sempre sull’oro per garantire le sue riserve non si possono escludere le Banche centrali, che utilizzano il metallo giallo per proteggere la propria liquidità.
L’oro, quindi, non può essere considerato e valutato come un qualsiasi investimento azionario o altre forme di investimento in Borsa: piuttosto si tratta di un bene rifugio che può essere una sicurezza in momenti di difficoltà e di volatilità dei mercati. Certo: nessuno può garantire una crescita costante, specie quando i prezzi sono già alti e non appare ancora consolidata una tendenza al rialzo.
La difficoltà di procurarselo e la scarsa disponibilità ne fanno comunque un bene molto desiderato che diventa ancora più interessante in tempi di difficoltà per le valute, anche quelle più solide. In definitiva l’oro funziona come alternativa alle monete, soprattutto se, come è logico, viene scelto non in un’ottica speculativa, ma piuttosto di conservazione e mantenimento del capitale.

Un’offerta pubblica di vendita da 5 miliardi di dollari, con il supporto delle più importanti banche d’affari, da Morgan Stanley a J.P. Morgan e Goldman Sachs.
Tempi bui in vista per gli hedge fund? Fino all’anno scorso sembrava che i fondi speculativi fossero in grado di superare qualsiasi crisi, finanziaria economica valutaria, qualunque cosa accadesse ai mercati nella loro complessità. Persino dopo il crollo spaventoso del 2008 che ha messo in difficoltà e ha costretto a chiudere molti hedge, il business nel suo complesso si è ripresa velocemente e l’anno scorso i capitali investiti hanno raggiunto un massimo storico di 2 trilioni di dollari.
In quasi due anni il titolo Xerox ha perso circa un terzo del suo valore e dai 12 dollari di dicembre 2010 è crollato a meno di 8 dollari di questi giorni.







Sono passati meno di trenta giorni dall’addio di Steve Jobs alla compagnia che ha fondato e poi riportato ai fasti delle origini, ma Apple sembra riuscire a camminare con le proprie gambe, almeno in Borsa. Come riportano i nostri “cugini” di Melablog, Apple ha toccato un nuovo massimo storico, con le azioni che hanno raggiunto i 412 dollari.
Il 2011 sarà ricordato “solo” come l’anno della recessione oppure passerà alla storia per aver aperto una nuova depressione? Anche fra gli economisti – che pure in teoria definiscono recessione un periodo di due trimestri consecutivi in cui si registra un calo della ricchezza nazionale – non hanno mai trovato una definizione e una distinzione universalmente accettate.
Ci sarebbe anche da sorridere se la situazione non fosse delicata e forse drammatica. Ieri sera le contrattazioni a Wall Street si sono chiuse in calo perché il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, non ha annunciato niente di ciò che NON era atteso. Avete letto bene: gli operatori non avevano aspettative dalla Fed, eppure un intervento molto chiaro, ma privo di ricette “magiche” ha depresso i corsi di Borsa.

