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Archivio | Finanza in Chiaro

Trichet: la Bce ha comprato bond per aiutare l’euro

La presidenza di turno dell’Ue: durante l’estate Francoforte ci ha salvato, senza il suo intervento adesso staremmo peggio La Bce ha ripreso in agosto il suo programma di acquisto di bond e securities con l’obiettivo di “aiutare una politica monetaria più adeguata”, ma questo intervento non deve fare venire meno l’impegno dei governi per il risanamento fiscale. Lo ha affermato Jean-Claude Trichet davanti all’Europarlamento. Secondo Trichet, l’impegno della Bce sul mercato delle obbligazioni sovrane “rispetta la nostra indipendenza funzionale”, ribadendo così a Bruxelles “la posizione già espressa nel maggio 2010″. L’Eurotower, quindi, non è andata al di là del suo mandato, anche se, ha sottolineato il presidente dell’istituto di Francoforte, continua a essere fondamentale da parte dei Paesi Ue uno “stretto rispetto del principio della disciplina di bilancio e una sorveglianza reciproca effettiva”. A luglio “la Bce ha salvato l’Europa”. Lo ha detto senza mezzi termini il ministro delle Finanze polacco Jacek Rostowski, parlando a nome della presidenza di turno del Consiglio europeo nel suo intervento introduttivo nell’audizione davanti alla Commissione economico-finanziaria del Parlamento europeo. “L’attività della Bce durante l’estate non lascia adito a dubbi”, ha detto Rostowski. “Ha salvato l’Europa: qualunque esitazione avrebbe potuto significare che la situazione attuale sarebbe stata drammaticamente peggiore”. Secondo il Consiglio Ue dalla Banca centrale europea, “sono state prese senza alcun dubbio le misure necessarie”. Continua la lettura dell’articolo su Finanza in Chiaro

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Wall Street in orbita, voci di QE3

Sembra ormai che sia molto probabile che venerdì prossimo Ben Bernanke annunci il lancio del QE3. Wall Street festeggia in anticipo.

Ormai il mercato dà per scontato un altro intervento della Fed che starebbe quindi per annunciare un QE3. Soltanto pochi giorni fa, giovedì scorso per la precisione, avevamo scritto che la sola cosa che avrebbe potuto cambiare l’uragano ribassista che stava abbattendosi sui listini di tutto il mondo sarebbe stato un QE3 che però ritenevamo molto improbabile se non impossibile.

L’aria che stava tirando sui mercati sembra che abbia convinto Bernanke ad intervenire, non ci sarebbe altra spiegazione ad un rialzo come quello al quale abbiamo assistito oggi sui listini statunitensi soprattutto alla luce dei dati macro diffusi in giornata che peggiori non potevano essere.

Le vendite di nuove case sono diminuite per il terzo mese consecutivo e soprattutto l’indice Fed di Filadelfia è letteralmente precipitato a -10 dal precedente -1, in pratica ai minimi dal giugno 2009.

Con dati simili una nuova caduta in recessione diventava così più che una eventualità, e deve aver convinto le autorità monetarie americane a giocare quella che forse è l’ultima carta.

Ovviamente stiamo a vederne gli sviluppi, ma di una cosa occorre essere ben consci, se si dovesse verificare questa eventualità prima o poi potremmo assistere ad un fenomeno inflativo di proporzioni gigantesche.

Dow Jones (+2,97%) ventinove i titoli in rialzo, sugli scudi i petroliferi con Exxon (+4,96%) e Chevron (+4,32%), bene anche JP Morgan (+4,10%).

Attenzione però all’ennesimo ribasso di Bank of America (-1,87%) crollato a quota 6,3 dollari, meno di così il titolo ha quotato soltanto negli abissi del marzo 2009, la situazione per la più grande Banca del mondo potrebbe essere critica.

S&P500 (+3,43%) vola Amazon (+9,02%), ma terminano le contrattazioni con rialzi molto sostenuti anche Halliburton (+7,80%), Mastercard (+7,41%), e Nike (+6,38%).

Due soli i ribassi, Morgan Stanley (-1,50%) e H.J. Heinz (-1,05%).

L’indice migliore è risultato il Nasdaq (+4,29%), qui troviamo due rialzi a doppia cifra, si tratta di Green Mountain Coffee Roasters (+11,27%) e Nvidia Corp (+10,80%), eccellente anche la performance di Cerner Corp (+9,11%).

I due ribassi hanno riguardato Urban Outfitters (-2,29%), che ieri era stato il migliore e Sirius XM Radio (-1,17%), che ieri era stato il peggiore.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro.

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Manovra/ Cgia: Boom pressione fiscale, nel 2013 volerà al 44,3%

“Nel 2013 la pressione fiscale crescerà al 44,3 per cento, grazie agli effetti della manovra correttiva di luglio e a quelli legati alla manovra bis approvata venerdì sera. Un livello mai raggiunto in passato che rischia di soffocare i timidi segnali di ripresa economica registrati negli ultimi mesi. Rispetto a quest’anno, nel 2013 il carico fiscale sui cittadini e le imprese aumenterà dell’1,7″.

A lanciare l’allarme è il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che ha quantificato gli effetti fiscali delle manovre correttive approvate in queste ultime settimane.

La simulazione, segnalano dalla Cgia, è stata realizzato utilizzando le previsioni di finanza pubblica contenute del Def 2011 (Documento di Economia e Finanza), ipotizzando che le maggiori entrate fiscali per gli anni 2012 e 2013 vengano aumentate dagli effetti fiscali previsti dalla manovra correttiva anticipata di un anno e dalla manovra bis approvata venerdì scorso Da un punto di vista metodologico si è proceduto sommando le entrate fiscali che la manovra correttiva di luglio prevede per il 2012 (pari a 6.081 milioni di euro) con le nuove entrate previste dalla manovra bis. Vale a dire: 4 miliardi di euro provenienti dalla riduzione delle agevolazioni ed esenzioni fiscali e i 3 miliardi di euro che saranno recuperati dal contributo di solidarietà, dalla riforma della tassazione delle rendite finanziarie e dall’applicazione dell’addizionale Ires (Robin tax) sulle imprese del settore energetico. Per il 2012 si sono considerate le medesime entrate fiscali previste per il 2014.

“Per stimare la pressione fiscale negli anni 2012 e 2013 – conclude Bortolussi – abbiamo classificato come entrata fiscale anche il gettito prodotto dalla futura riforma della assistenza sociale. Tale decisione è coerente con la norma di salvaguardia che prevede, nel caso di mancata attuazione della delega, che si proceda al taglio delle detrazioni e delle agevolazioni fiscali e quindi un conseguente aumento delle entrate fiscali. Nel caso la riforma assistenziale venisse attuata, si può ipotizzare che i 4 miliardi di gettito anticipati al 2012 e i 20 miliardi anticipati al 2013, si traducano in minori erogazioni ai cittadini e quindi vengano considerati nei bilanci pubblici come risparmi di spesa. In questa ultima ipotesi – conclude – la pressione fiscale potrebbe essere inferiore a quella ipotizzata nella nostra elaborazione”.

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Aspettiamoci una ulteriore svalutazione del dollaro nei confronti dell’oro

La scorsa settimana gli USA, per la prima volta nella loro storia, hanno perso la tripla AAA nel rating che qualifica il debito pubblico. E’ molto probabile che ciò determinerà una ulteriore svalutazione del dollaro nei confronti dell’oro. Per comprare una oncia di oro, alla fine di luglio erano necessari 1.628,5 dollari; è probabile che già domani l’oro possa arrivare a 1.700, lanciandosi definitivamente verso i 2.000 dollari.

Ovviamente, rispetto all’oro non si sta svalutando solamente il dollaro, ma tutte le monete, sia pure con percentuali differenti. E’ probabile che a partire da domani, alla riapertura dei mercati, il dollaro possa svalutarsi non solo nei confronti dell’oro, ma anche nei confronti delle altre monete.

Di quanto si è svalutato il dollaro? Il dollaro negli ultimi dieci anni si è fortemente svalutato rispetto all’oro. Alla fine del 2000 per comprare una oncia d’oro erano necessari 274,5 dollari, alla fine di luglio occorrevano – come visto – 1.628,5; ossia, con 100.000 dollari alla fine del 2000 era possibile acquistare 364,36 once d’oro; con la stessa quantità di dollari alla fine di luglio del 2011 si acquistavano solamente 61,41 once; una svalutazione dell’83,15%.

Nel corso dell’ultimo anno, dalla fine di luglio del 2010 alla fine di luglio del 2011 il dollaro ha perso il 28,2%; infatti un anno fa con 100.000 dollari si acquistavano 85,53 oncie contro le 61,41 di oggi; dall’inizio dell’anno si sta svalutando del 13,69%, dato che alla fine del 2010 con i 100.000 dollari dell’esempio si acquistavano ancora 71,15, circa dieci once in più rispetto alla fine di luglio.

Come detto, il dollaro non è l’unica moneta che si sta svalutando; al fine di analizzare la svalutazione del dollaro rispetto alle altre, consideriamo 19 tra le principali monete del mondo, di ogni continente: oltre al dollaro USA, il dollaro canadese per l’America; l’Euro, il franco svizzero, la sterlina inglese, la lira turca ed il rublo russo per l’Europa; lo yen giapponese, il renmimbi yuan cinese, il won coreano, la rupia indiana, la rupia indonesiana, il baht tailandese ed il dong vietnamita per l’Asia; il dirham degli Emirati Arabi ed il Riyal dell’Arabia Saudita per il Medio Oriente; il dollaro australiano per l’Oceania; la sterlina egiziana ed il rand sudafricano per l’Africa. Nel sito è possibile consultare i prezzi dell’oro nelle differenti monete, dal 1973 ad oggi.

Considerando quante once di oro si potevano acquistare con 100.000 unità di ogni moneta alla fine del 2000, alla fine di luglio 2010, alla fine del 2010 ed alla fine di luglio del 2011 possiamo calcolare per ogni moneta la svalutazione intervenuta negli ultimi dieci anni, nell’ultimo anno e dall’inizio del 2011.

Nella seguente Tabella riportiamo la quantità di once d’oro acquistabili con 100.000 unità di ognuna delle 19 monete studiate, alla fine del 2000, alla fine di luglio del 2010, alla fine del 2010 ed alla fine di luglio del 2011. Con questi dati è possibile calcolare, per ogni moneta, la svalutazione intervenuta tra la fine del 2000 e la fine di luglio del 2011, negli ultimi dodici mesi (luglio 2010/luglio 2011) e nel corso del 2011 (fine 2010/fine luglio 2011).

Dalla tabella risulta evidente che tutte le monete hanno subito una forte svalutazione rispetto all’oro, negli ultimi dieci anni e mezzo; il franco svizzero è la moneta che si è svalutata di meno: solamente (si fa per dire) del 65,3%, dato che alla fine del 2000 con 100.000 franchi svizzeri si acquistavano 224,8 once d’oro, mentre oggi con la stessa quantità si acquistano 77,9 oncie; il franco svizzero è seguito dal dollaro australiano (-66,6%), dal dollaro canadese (-73,4%), dall’Euro (-74,2%), quindi da tutte le altre. Il dollaro USA – come visto – si è svalutato dell’83,1%; peggio hanno fatto solamente il dong vietnamita (-88,0%), la sterlina egiziana (-89,0%) e la lira turca, svalutatasi del 93,2%.

Negli ultimi dodici mesi (luglio 2010/luglio 2011), il franco svizzero rimane la moneta meno svalutata: solamente 4,7%, seguita dal dollaro australiano (-12,9%); l’euro negli ultimi dodici mesi si è svalutato del 20,8%, il dollaro USA del 28,2%; anche in questo caso solo poche monete si sono svalutate più del dollaro, tra le quali la lira turca svalutatasi del 35,5%.

Nel corso dei primi sette mesi dell’ultimo anno, il franco svizzero si è rivalutato del 2,0% rispetto all’oro; il franco svizzero è l’unica moneta che non solo tiene, ma acquista valore rispetto all’oro; tutte le altre perdono: l’Euro del 7,5%, il dollaro USA del 13,6% e la lira turca del 20,8%, come sempre peggior moneta, tra quelle prese in considerazione.

Questo, dunque il quadro della valutazione delle monete rispetto all’oro, alla vigilia del fantomatico accordo (2 agosto 2011) che ha evitato all’ultimo momento il default degli USA, accordo che comunque non ha impedito agli USA di vedersi ribassata la propria qualificazione del debito, dalla triple A ad AA+.

La svalutazione del debito USA sicuramente determinerà modifiche nel valore delle monete rispetto all’oro e soprattutto del dollaro rispetto alle altre monete; ossia è prevedibile che il dollaro perda valore sia rispetto all’oro che rispetto alle altre monete. In sostanza continua e si accentua la svalutazione di quella che fu la moneta di riferimento per i commerci mondiali dalla fine della seconda guerra mondiale.

Tabella
Quantità di oro (once) acquistabili con 100.000 unità di ogni moneta a fine 2000, a fine luglio 2010, a fine 2010 ed a fine luglio 2011 e le rispettive variazioni percentuali

N
Moneta
31/12/00
30/07/10
31/12/10
29/07/11
Var % 2000/11
Var % ultimi 12 mesi
Var % Anno 2011
1
Swiss franc
224,847
81,762
76,33
77,907
-65,35%
-4,7%
2,06%
2
Australian dollar
202,478
77,438
72,93
67,452
-66,69%
-12,9%
-7,51%
3
Canadian dollar
242,587
83,056
71,60
64,357
-73,47%
-22,5%
-10,12%
4
Euro
342,103
111,446
95,45
88,241
-74,21%
-20,8%
-7,55%
5
Japanese yen
3,191
0,987
0,88
0,796
-75,07%
-19,4%
-9,32%
6
Thai baht
8,399
2,650
2,36
2,059
-75,49%
-22,3%
-12,77%
7
Chinese renmimbi
44,019
12,626
10,80
9,540
-78,33%
-24,4%
-11,64%
8
Korean won
0,288
0,072
0,06
0,058
-79,78%
-19,4%
-7,10%
9
Indonesian rupiah
0,038
0,010
0,01
0,007
-80,82%
-24,5%
-8,54%
10
South Afr. rand
48,133
11,712
10,75
9,151
-80,99%
-21,9%
-14,91%
11
Pound sterling
544,288
133,969
111,39
100,798
-81,48%
-24,8%
-9,51%
12
Indian rupee
7,806
1,843
1,59
1,390
-82,20%
-24,6%
-12,67%
13
Russian ruble
12,716
2,823
2,33
2,254
-82,27%
-20,1%
-3,28%
14
Saudi riyal
97,151
22,811
18,97
16,374
-83,15%
-28,2%
-13,69%
15
UAE dirham
99,201
23,290
19,37
16,719
-83,15%
-28,2%
-13,69%
16
US dollar
364,365
85,543
71,15
61,406
-83,15%
-28,2%
-13,69%
17
Vietnamese dong
0,025
0,004
0,00
0,003
-88,01%
-32,9%
-17,49%
18
Egyptian pound
93,667
15,005
12,26
10,307
-89,00%
-31,3%
-15,91%
19
Turkish lira
543,585
56,783
46,23
36,615
-93,26%
-35,5%
-20,80%

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Fondi, raccolta ancora in profondo rosso

 

Secondo Assogestioni, a luglio la raccolta è stata negativa per 2,4 miliardi. Il dato migliore è quello di Bnp Paribas con afflussi per 394 milioni

Un altro mese dominato dal segno meno per  il settore italiano del risparmio gestito. Secondo le rilevazioni mensili di Assogestioni, il sistema dei fondi comuni italiani ed esteri hanno archiviato luglio con flussi in uscita per 2,4 miliardi di euro, poco meno dei 2,9 miliardi usciti a giugno.

Da segnalare in particolare la raccolta dei fondi cross-border, che hanno incassato 400 milioni di euro. Quanto al patrimonio complessivamente investito in fondi aperti, esso risultava pari al 31 luglio a 436 miliardi di euro. A livello di tipologia di fondi, ammontano a 122 milioni di euro i riscatti registrati dagli obbligazionari, il cui patrimonio, equivalente al 42% degli asset complessivi, vale oggi 181 miliardi di euro.

Al momento della rilevazione i prodotti bilanciati giungono invece con riscatti per 177 milioni e un patrimonio di circa 21 miliardi di euro, equivalenti al 5% degli asset impiegati in fondi comuni d’investimento, mentre gli hedge registrano flussi in uscita per 241 milioni di euro e detengono asset per 11 miliardi di euro, il 2,5% del patrimonio complessivo.

I fondi di diritto estero che oggi rappresentano il 60% del patrimonio investito in fondi aperti, hanno chiuso il mese con deflussi pari a 378 milioni di euro, mentre per i fondi di diritto Italiano luglio è stato segnato da flussi in uscita per 2 miliardi ed un patrimonio che vale 175 miliardi di euro. Al 31 luglio i gruppi italiani gestiscono il 76% del patrimonio, mentre il restante 24% fa capo ai gruppi esteri.

Per quanto riguarda infine il dato disaggregato per singole società, in luglio ha rialzato la testa Bnp Paribas, che dopo il rosso di 620 milioni di giugno ha archiviato luglio con una raccolta positiva per 393,5 milioni, piazzandosi davanti a Banco Popolare (208,2) e Mediolanum, scivolata il mese scorso in terza posizione con 188,6 milioni. Nessuna novità invece sul fronte del patrimonio, dove si conferma leader Intesa Sanpaolo con oltre 111 miliardi di masse in gestione, equivalenti al 25,5% del totale.

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Wall Street ora comincia a temere la recessione

 

Si salvano Boeing ed AT&T. Forti ribassi per Caterpillar, Alcoa e BofA. Sul Nasdaq bene Amazon in un mare di vendite, sprofonda ancora RiM.
 
Siamo ancora in presenza di un nuovo spettro: la recessione. Non è solo il mancato accordo sull’innalzamento del debito, a preoccupare gli americani, bensì un timore ancor più profondo, il ritorno di una nuova recessione.
Questo è l’amara “sorpresa” (ma poi non tanto) del Beige Book che abbiamo conosciuto oggi, sarebbero diversi i distretti monitorati dalla Fed a dar segnali allarmanti sotto questo punto di vista.
Potrebbe essere una catastrofe in quanto le autorità non potrebbero far fronte ad una simile eventualità avendo le armi spuntate: i tassi non si possono abbassare (sono già a zero) e la spesa pubblica non si può innalzare (anzi andrebbe ridotta).
A questo punto ci si trova in un “cul de sac”.
Speriamo di sbagliarci, altrimenti si potrebbe dire si salvi chi può.
Considerato da questo punto di vista il ribasso odierno dei listini americani sarebbe addirittura estremamente contenuto, forse una via d’uscita ci potrebbe essere, oppure Wall street sta bluffando.
Dow Jones (-1,59%) due soli i titoli a terminate in territorio positivo, si tratta di Boeing (+0,67%) dopo una buona trimestrale ed il ritocco all’insù delle stime per l’intero anno. Micro rialzo per AT&T (+0,07%).
I ribassi hanno colpito in particolare i ciclici come Caterpillar (-3,67%) ed Alcoa (-3,55%). Pesanti anche le Banche con Bank of America (-3,30%).
Sullo S&P500 (-2,03%) si salva Williams Companies (+4,83%) l’azienda del comparto energetico dell’Oklahoma guadagna dopo che sono arrivate ottime notizie dal Sud Africa riguardo alle ricerche in atto di gas naturale. A distanza seguono Exelon Corp. (+0,81%) e Norfolk Southern (+0,75%).
Forti ribassi per Emerson Electric Company (-6,70%), Ford (-4,40%) scesa ai minimi dallo scorso settembre e Morgan Stanley (-4,17%) che testimonia le difficoltà del comparto.
Terminiamo con il peggior indice di giornata, il Nasdaq (-2,65%). soltanto tre rialzi fra le cento società più capitalizzate dell’indice tecnologico: Amazon (+3,89%) dopo una trimestrale “coi fiocchi”, il biotecnologico Gilead Sciences (+1,92%) e Netflix (+0,94%).
Sprofonda Illumina (-17,69%), per l’azienda biomedicale di San Diego una trimestrale sotto le attese, in una giornata già così debole, ha riportato il titolo a quotazioni che non riscontrava dallo scorso novembre.
Pessima seduta anche per C.H. Robinson Worldwide (-7,94%), a seguire Research in Motion (-6,13%) ai minimi dall’agosto 2006 (quasi cinque anni!!!).
Insomma avete capito perfettamente quale sia stata l’aria che si respirava oggi a Wall Street.
Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro.






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NetApp è stata inserita dalla rivista Forbes tra le aziende più innovative al mondo

 

Milano, 25 luglio 2011 – NetApp annuncia di aver ottenuto la 34esima posizione (su un totale di 100 aziende selezionate) all’interno della lista "World’s Most Innovative Companies", cioè le aziende più innovative a livello mondiale, pubblicata dalle rivista Forbes.
 
NetApp è stata scelta per la cultura dell’innovazione che la caratterizza e che ha trasformato il business dei clienti, rappresentando un catalizzatore per il loro successo.
 
Ancora più importante, l’innovazione di NetApp fornisce ai clienti la tecnologia, i prodotti, le persone e i servizi che permettono loro di innovarsi continuamente e superare la concorrenza per ottenere risultati significativi.
 
"NetApp – afferma Tom Georgens, president e CEO di NetApp – è onorata di essere identificata come un innovatore mondiale. Si tratta di un’importante riconoscimento dello spirito innovativo che è nel cuore del nostro DNA. NetApp è costruita su una cultura dell’innovazione che ha oltrepassato i confini del possibile.
 
Siamo focalizzati sull’innovazione in tutti gli aspetti del business per creare un chiaro vantaggio competitivo. Il riconoscimento di Forbes è il risultato dell’impegno dei dipendenti nel dar vita a un ambiente in cui prospera l’innovazione e dove il duro lavoro permette a NetApp, ai clienti e ai partner di ottenere migliori risultati di business."
 
L’innovazione alimenta la crescita e il successo di NetApp
L’impegno NetApp nel portare i clienti al successo grazie a un’innovazione rivoluzionaria ha portato a una crescita raggiunta solo da gruppo molto ristretto di aziende. NetApp è storicamente riconosciuta per il suo continuo andare oltre i limiti della tecnologia attuale e per l’essere in prima linea nei principali cambiamenti del mercato grazie all’offerta di prodotti e innovazione tecnologica che hanno alimentato il successo dei clienti.
 
Questa innovazione continua ancora oggi, dal momento che NetApp ha offerto ai clienti flessibilità e efficienza senza limiti per rispondere velocemente alle esigenze dei mercati in rapida evoluzione. Questo flusso di innovazioni, la maggior parte delle quali concentrate su nuove tecnologie e nuovi mercati, continua ad alimentare la crescita di NetApp.
 
NetApp è anche stata inserita nella "Top 10" 2011 dei migliori posti in cui lavorare nel mondo (realizzata dal Great Place to Work Institute) per la sua straordinaria cultura aziendale che valorizza la creatività, il lavoro di squadra, la comunicazione aperta, la leadership, la capacità di adattamento e la fiducia. Questa cultura guida le innovative tecnologie, i prodotti e le strategie di business.
 
Vivendo questi valori, i dipendenti NetApp hanno le potenzialità per sviluppare ogni giorno nuove idee e continuare a far progredire i clienti.
 
La lista Forbes "World’s Most Innovative Companies"
La lista "World’s Most Innovative Companies" ha l’obiettivo di identificare quali aziende all’avanguardia hanno più probabilità di avere successo oggi e in futuro sulla base di uno studio durato otto anni condotto da Clayton M. Christensen,  professore di innovazione della Harvard Business assieme ai suoi colleghi Jeff Dyer, professore alla Brigham Young University e Hal B. Gregersen, docente di leadership presso INSEAD e descritto nel nuovo libro "The Innovator’s DNA". La metodologia si basa sugli investitori per individuare le aziende innovative di oggi e del futuro.
 
All’interno di ognuna di queste aziende è presente un codice di innovazione, distinguibile nelle persone, nei processi e nelle filosofie che Forbes definisce lo schema delle "3P" (people, processes, philosophies) necessario a comprendere il DNA delle realtà innovative.
 
Di cosa ha bisogno l’azienda media per raggiungere questo posizionamento e ottenere un premio di innovazione? Di un cambiamento radicale tra i dirigenti, un cambiamento nel modo di lavorare dei team innovativi (processi che supportino l’innovazione) e un cambiamento nelle filosofie che favoriscono la convinzione che l’innovazione è davvero compito di tutti.
 
L’elenco completo dei vincitori e le loro storie saranno pubblicati sul numero di Forbes dell’8 agosto e sono disponibili online all’indirizzo: www.forbes.com/special-features/innovative-companies.html.
 
Additional Resources
·        Guarda il discorso di Dave Hitz con Rich Karlgaard, editore di Forbes, su cosa significa innovazione per NetApp: http://video.forbes.com/fvn/innovation-11/netapp-taking-clayton-christensen-book-to-heart
·        Leggi il blog di Dave Hitz’s blog  per scoprire di più sull’inserimento di NetApp nella lista: http://blogs.netapp.com/dave/
·        Leggi il blog di Val Bercovici’s per maggiori informazioni su cosa rappresenta questa lista per NetApp: http://blogs.netapp.com/exposed/
·        Segui NetApp su Twitter: www.twitter.com/NetApp_Italia  
·        Segui NetApp su Facebook: www.facebook.com/pages/NetApp-Italia/88699951435
·        Guarda i video NetApp su YouTube: www.youtube.com/NetAppTV
·        Connettiti con NetApp su LinkedIn: www.linkedin.com/groups?about=&gid=111681
·        In che modo la tua azienda è innovativa? Condividi la tua esperienza nelle community NetApp: http://communities.netapp.com/thread/16004
 
 
 
A proposito di NetApp (www.netapp.com/it)
NetApp crea innovative soluzioni di storage e di gestione dei dati, che favoriscono il progresso delle aziende, garantendo risparmi eccezionali sui costi. Venite a scoprire sul nostro sito www.netapp.it la nostra passione nel sostenere aziende, sparse in tutto il mondo, che vogliono andare più lontano, più velocemente.
 
Per ulteriori informazioni ai giornalisti:
Giuseppe Turri                                               Antonio Lupo
Attitudo                                                          NetApp
Tel. 0362 18 29 080 o 335 73 90 945             Tel. 02 74 87 56 031
Email: giuseppe.turri@attitudo.it                Email: antonio.lupo@netapp.com
 
 
 
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Email: giuseppe.turri@attitudo.it
website: www.attitudo.it
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