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Investire online nelle commodities

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Le commodities rappresentano dei solidi investimenti, soprattutto per chi ha serie difficoltà e grossi dubbi, nell’approcciarsi con la compravendita di titoli azionari, obbligazionari e derivati finanziari.

Le materie prime rispondono a quel requisito di certezza ed ubiquità che le caratterizza da sempre, nel mondo fisico che ci circonda. Per capire meglio l’argomento, possiamo dire che, questa particolare asset class può essere divisa in tre macrocategorie distinte: le “hard commodities”, e cioè metalli, quali oro, argento, platino, palladio, rame, alluminio, nickel e zinco; le “soft commodities”, dette anche “coloniali” quali zucchero, cacao, riso, grano, mais, cotone, legno, tabacco, caffè e bestiame; ed infine “gli energetici”, ovvero, olio combustibile, gas naturale, petrolio (brent e WTI), benzina, etanolo e gasolio.
Esistono, inoltre, apposite Borse Merci, dedicate alla negoziazione di questi prodotti: il London Stock Exchange, il Nymex di New York, il Chicago Mercantile Exchange. Su queste importantissime piazze d’affari, vengono negoziati giornalmente enormi quantitativi di materie prime, con i loro relativi prezzi.

La bellezza dell’investimento, in questi beni fisicamente tangibili, consiste nel fatto che garantiscono ancoraggio e stabilità, soprattutto in momenti di forte crisi macroeconomica, come quella che viviamo, dal 2008 ad oggi. I prezzi di tale asset class oscillano, infatti, sempre attorno ad un valore medio, cioè il valore reale: parliamo del cosiddetto “mean reverting” o regressione verso la media. In periodi di recessione economica, addirittura, possiamo notare una straordinaria correlazione inversa con i titoli azionari. Questo accade perché quando le transazioni precipuamente finanziarie latitano, gli investimenti nei beni rifugio aumentano, in maniera esponenziale. E allora, i bravi traders cavalcano le chiare trendlines: se la materia prima in oggetto è sottovalutata, compreranno una buona quantità di contratti, nell’attesa di un imminente rialzo, speculando sul prezzo al ribasso; se la materia prima è sopravvalutata, aspetteranno che i prezzi scendano e si attestino intorno al loro valore medio.

Ovviamente, tutti i classici ragionamenti sulla costruzione della strategia e sull’analisi tecnica sono intrinsecamente legati a modalità di trading online, caratterizzate queste ultime, da logiche di acquisto e rivendita, di chiaro stampo speculativo. Nelle Borse Merci, i contratti che hanno per oggetto le commodities, sono i CFD ( Contract For Difference) ed i Futures. I primi offrono il vantaggio di operare anche con pochissimi capitali di partenza; i secondi sono molto più rischiosi (e psicologicamente, più impegnativi), in quanto permettono di tradare con ampi livelli di leverage. A buon intenditor, poche parole….

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Come scegliere le migliori azioni per investire

investire azioni oggiStai pensando di investire in un certo titolo ? Questo titolo ti sta sembrando molto attraente perché sta salendo molto velocemente. Come fai a sapere se stai pagando il giusto prezzo?

Che cosa devi guardare per determinare il prezzo di una azione, se devi guardare i proventi, le vendite, cash flow o qualcosa altro.

Esistono tanti tipi di valutazioni che vanno applicate per determinare il prezzo di una azione. Quando prima di investire è molto importante sapere se stai pagando un prezzo logico oppure no ?

Se paghi già alto prezzo al di fuori della capienza del titolo stesso, come fai a sperare che il titolo va ancora su. Prima o poi scenderà e dovrai aspettare prima che lo puoi vendere a un piccolo profitto.

E’ molto importante comprare ad un prezzo più basso. Basso ma quanto basso ? Di questo parleremo più avanti quando ti spiego le varie strategie su come comprare i migliori titoli.

In questo post parliamo di due tipi di valutazioni. Uno che prende in considerazione il cash flow, vendite ed i proventi e l’altro è come gli altri stanno comprando e vendendo un determinato titolo ( domanda e offerta).

Queste valutazioni sono variabili nel tempo. Cosa significa ? Significa che domanda e offerta di una certa azione non rimane uguale per sempre e n’è il cash flow e vendite.

1. Analisi Fondamentale

Questo tipo di analisi fanno gli investitori che vogliono investire a lungo termine. Vogliono selezionare dei titolo che dopo qualche anno moltiplicano i loro soldi per 2,3, o 10 volte.

Il più comune metodo per determinare il prezzo di un titolo se è logico è P/E ratio:

P/E = prezzo corrente / utile per azione ( EPS)

P/E ratio indica anche le aspettative degli investitori ovvero che gli investitori sono positivi sulla crescita degli utili nel futuro. Un numero elevato di P/E significa quanto gli investitori sono disposti a pagare di più per ogni euro di guadagno.

Quindi bisogna considerare

- se un blue chip sta crescendo solo il 10% ma il suo P/E è più di 30 meglio non acquistare quel titolo perché sta rendendo di meno della sua crescita.

- invece se una midcap sta crescendo molto velocemente, diciamo con 40%, ma il suo P/E è 40 o meno, il prezzo è ragionevole. Le mid cap o smallcap spesso crescono molto velocemente perché il prezzo del loro titolo è molto basso ed è molto attraente.

- bisogna sempre confrontare il P/E dei diversi titoli. Attenzione quando confronti i due P/E sempre guardare nello stesso settore. Due settori possono avere i diversi moltiplicatori ( P/E).

2. Volume

E’ chiaro che se una società sta facendo grossi affari e sta crescendo molto velocemente, tutti lo vogliono comprare. In questo caso la domanda è maggiore dell’offerta.

Sono pochi che vogliono vendere le loro azioni. Questo processo va ad incrementare il prezzo di un titolo. Più persone lo compreranno più si alzerà il suo prezzo.

In questo caso è molto difficile fare delle previsione sull’andamento del titolo a lungo termine.

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Come creare una strategia di trading Forex

creare una strategia di tradingPer creare una strategia efficace occorre utilizzare delle regole simmetriche, semplici e vigorose. Per esempio, se si verifica un evento importante che porta all’incrocio delle medie mobili, allora si può acquistare o vendere, a seconda del tipo di incrocio che si ha. Quando si investe nel forex conviene sempre utilizzare degli indicatori di conferma, senza esagerare. Non oltre 3 indicatori è il numero ideale.

Il secondo consiglio che possiamo dare è quello di guardare ai test delle strategie come strumento per capire se una strategia può essere redditizia o meno. Dopo che la strategia è stata costruita, si dovrebbero ottimizzare le variabili della stessa. E’ fondamentale che, tranne per il periodo in cui si ottimizzano i parametri di sistema, ci sia anche un periodo di test.

L’obiettivo principale che bisogna perseguire quando si testano delle strategie non è il reddito, ovvero il guadagno inteso come quanto denaro si incassa, ma l’efficacia della strategia stessa, ovvero quante volte ci permette di essere proficui e quante volte ci fa essere perdenti.

Per ora è importante che i parametri della strategia di trading Forex che si usa sia ottimizzata e collaudata. Perché è così importante? Guadagnare in maniera costante nel mercato del forex è l’obiettivo ultimo di ogni trader. Bisogna arrivare a conoscere gli utili e le perdite che ci si aspetta in futuro in maniera da essere pronti non appena si fare trading “sul serio”.

Vediamo infine il terzo suggerimento di questa nostra serie, mettendo in evidenza la regola dei 6 passi:

  • ottimizzazione della media mobile lenta
  • ottimizzazione dei media mobile rapida
  • selezione di un calendario di trading ottimale
  • ottimizzazione del rischio con lo stop loss
  • ottimizzazione del trailing-stop
  • massimizzazione del profitto

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Cosa fa variare le quotazioni forex?

quotazioni-forexI prezzi dei titoli, che quotidianamente leggiamo sulle piattaforme di trading, similmente alle quotazioni Forex dipendono da una serie illimitata di variabili.

Di conseguenza chi é preposto all’analisi dei mercati finanziari valuta la variazioni dei valori mobiliari, come quelle delle currency, anche attraverso uno o più fattori macroeconomici contemporaneamente correlati.

Tuttavia questo metodo, per quanto sostenuto dalla logica e dal ragionamento che trova le premesse nell’economia reale, nasconde delle insidie.

Per dimostrarlo prendo ad esempio le quotazioni del cambio Eur/Usd registrate il 3 maggio 2013, in occasione della pubblicazione dei Non Farm Payrolls americani che riportavano un esito molto positivo del mercato del lavoro USA. In meno di 2 ore l’oscillazione di Eurodollaro é scesa da 1.3140 a 1.3030 per poi di nuovo superare 1.3150.

Ora, e’ vero che le dinamiche intraday delle quotazioni hanno caratteristiche di aleatorietà superiori rispetto a quelle di medio periodo, ma sarebbe stato presumibile aspettarsi un rafforzamento anche solo temporaneo del dollaro USA sull’euromoneta dopo la restituzione di un dato cosi significativo da parte dell’economia statunitense. Consideriamo inoltre che due giorni prima la BCE aveva ridotto il tasso di riferimento europeo di un quarto di punto.

Queste, che appaiono come delle anomalie, riflettono la crescente scorrelazione tra economia reale e finanza che spinge su traiettorie e causali sempre più indipendenti titoli e Valute. Ciò non dovrebbe alimentare lo scetticismo nei riguardi dell’effettiva utilità dei riferimenti macroeconomici, che restano validi per anticipare i livelli di volatilità indotta sul prezzo di mercato e per avvicinare il target speculativo.

Essere critici sul peso dell’econometria nei confronti degli scambi di valuta è probabilmente sbagliato, ma la funzionalità di una variabile macroeconomica rispetto al profitto ottenibile da una transazione valutaria andrebbe prima misurata con la vivacità dei flussi di denaro circolanti legati ai titoli.
Fonte: CheForex

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Rendimenti inferiori al tasso di inflazione per i fondi monetari

Rendimenti inferiori al tasso di inflazione Un tempo si chiamavano “fondi monetari”, oggi si preferisce definirli fondi di liquidità, ma il significato è sempre lo stesso: sono dei fondi comuni di investimento che non possono investire in azioni di Borsa, ma soltanto in titoli a breve e brevissimo termine e obbligazioni).

I fondi di liquidità puntano su prodotti di alta sicurezza con una durata molto limitata, non soltanto muniti di rating, ma anche di rating elevato. La duration massima del loro portafoglio è pari a 6 mesi. Per questo motivo essi sono scelti dai risparmiatori che rifuggono da investimenti a media-lunga scadenza e preferiscono “parcheggiare” momentaneamente i risparmi per ricavarne una piccola rivalutazione che faccia da contrappeso all’inflazione.

Nel nostro Paese i fondi di liquidità sono di quattro tipi: area euro, dollaro, yen e altre valute.

E proprio qui sta il punto: per loro stessa definizione i fondi di liquidità non ammettono la copertura del rischio cambi, perciò possono andare in rosso quando scendono i tassi di cambio della valuta di riferimento. La svalutazione delle quotazioni di titoli nel portafoglio è proprio il principale rischio presente in questo tipo di prodotti finanziario. A questo elemento aleatorio va poi aggiunto il “peso” delle commissioni di gestione, che di solito si aggirano tra lo 0,5% e l’1%. Nel calcolare se il prodotto scelto riuscirà a offrire una remunerazione che batte l’inflazione, deve essere calcolata anche questa percentuale. Tant’è vero che, a differenza di quanto avviene negli Stati Uniti, da due anni a questa parte, i fondi di liquidità italiani hanno visto un netto andamento al ribasso, con una vera e propria fuga da questo tipo di investimenti che, ripetiamo, sono caratterizzati da rischio tendente a zero, ma al momento offrono rendimenti inferiori al tasso di inflazione. Come dire: va bene evitare l’azzardo, ma un investimento deve pur dare un certo ritorno!

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Imposta di bollo e strumenti di risparmio

imposta-di-bollo-risparmioL’imposta di bollo, vale a dire il tributo che grava su conti correnti e deposito, in passato legato alle comunicazioni inviate dalla banca alla clientela, è stata radicalmente ridefinita dal decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, il cosiddetto Salva Italia, varato dal Governo Monti all’inizio del suo mandato.

Come è cambiata l’imposta
L’aliquota di tale imposta è stata determinata nello 0,1% (con un minimo di 34,2 euro e un massimo di 1200) per tutto il 2012, per poi essere fissata, per il 2013, nello 0,15%.( con un minimo di 34,20 euro e senza tetto massimo).

Al fine di comprenderne il funzionamento e l’impatto è importante notare prima di tutto che l’imposta è sempre rapportata al periodo in cui il capitale rimane nel conto deposito e che il minimo di 34,20 euro viene superato, per il 2013, per cifre superiori a 22800 euro.

Gli effetti
Il provvedimento di aumento ha finito per determinare una vera e propria mini patrimoniale, specialmente se si considera che il suo gettito, a conti fatti, risulta addirittura superiore a quello determinato dall’IMU.

Inoltre la rideterminazione dell’imposta di bollo sui conti deposito, assieme ai costi delle banche e alla Tobin Tax, che sarà introdotta a partire dal 2014 e colpirà le transazioni finanziarie, potrebbe erodere totalmente il già esiguo margine di guadagno del piccolo risparmiatore.

Si ricordi infatti che, in virtù della soglia minima, su 1000 euro di capitale, il bollo sarà comunque di 34,20 euro, il che rende l’imposta decisamente regressiva, e che sugli interessi maturati sui conti deposito si paga comunque il 20% di imposte.

Le banche
Prima del 2012 l’imposta di bollo era di soli 1.81 euro per ogni comunicazione inviata dalla banca, di conseguenza molti istituti tendevano ad accollarsela, proprio grazie alla sua ‘esiguità’, al fine di invogliare la clientela all’apertura del conto deposito.

Naturalmente a partire dal 2012, ma ancor più nel 2013, sono progressivamente diminuite le banche che propongono conti deposito con l’accollo dell’imposta di bollo.

Per il momento gli istituti che ancora se ne fanno carico sono:

● Banca Ifis

● Rendimax

● Banco Popolare

● YouBanking

● Banca sistema

● Sìconto!Deposito

● Ibl Banca

● BccForWeb

Un mezzo per evitare l’imposta mantenendo rendimenti accettabili per il piccolo risparmio e un livello di rischio contenuto è quello di ricorrere a conti correnti ad alto rendimento, che offrono interessi intorno al 3% a fronte di un’imposta fissa di 34,20 euro.

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Investire sul forex con successo

Investire sul forex

I principianti del trading in valute dovrebbero concentrarsi su una sola coppia di valute, almeno fino a quando non avranno abbastanza esperienza da capire come lavorare con più coppie di valute. Proprio l’analisi corretta delle valute è una cosa importante da fare, tenendo presente che esse sono in continua evoluzione. Per questo motivo bisogna sceglierne una e studiarla per bene. Meglio se all’inizio ci si concentra sull’euro, dato che è la moneta più vicina a noi.

Quando si creano dei grafici Forex per capire i mercati, occorre ricordare di non scegliere troppi indicatori. Un indicatore non dice nulla di nuovo, dato che tutto quello che occorre vedere è già sullo schermo e sul grafico. Magari ci aiuta a leggere più facilmente un certo dato, ma sicuramente con troppi indicatori si rischia di confondere le idee.

Il mercato del Forex può essere un modo fantastico per guadagnare soldi, soprattutto se l’investimento è fatto con saggezza. Ci sono almeno tre diversi tipi di mercati: quello in up trend, quello laterale e quello in down trend. Occorre cercare di capire come opera ogni mercato e occorre utilizzare diverse strategie di trading all’interno di ciascuno di essi.

Utilizzare degli stop loss è inoltre una cosa decisamente vantaggiosa. Applicare degli stop loss agli ordini che si aprono permette di proteggersi da una grande perdita. In questo modo si crea infatti una uscita automatica dall’ordine che si è aperto, nel caso in cui il mercato non dovesse andare in favore del trader. Lo stesso discorso può valere con un take profit, che permette invece di incassare un guadagno non appena esso è arrivato ad un certo livello.

Infine possiamo dire che per accumulare esperienza è importante usare un conto demo, che è uno strumento efficace per coloro che sono inesperti del mercato del Forex e vogliono fare pratica senza rischiare.

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Investire su mercati regolamentati o no?

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Quello che però molte persone non sanno è la differenza tra il mercato regolamentato e quello no.

Per mercato regolamentato si intende il Futures, le azione e altri ancora. Per mercato non regolamentato si parla di Forex.

Sia che si scelga di investire su mercati regolamentati o no, il trading è una attività è ad alto rischio. Per questo consigliamo di documentarsi a dovere e fare esperienza attraverso conti virtuali prima di investire soldi.

Ma vediamo quali sono le principali differenze tra il mercato regolamentato dei Futures e il mercato del Forex:

Mercato Regolamentato

  • I dati giungono direttamente dalla Borsa. Non ci sono differenze di prezzo tra una piattaforma e l’altra.
  • Si pagano delle commissioni all’apertura e alla chiusura di ogni contratto.
  • I contratti mini e micro peccano hanno poca liquidità e per questo maggior rischio.
  • Il deposito minimo si aggira sui 1.000 dollari.
  • Le piattaforme spesso sono a pagamento (dai 30 ai 70 dollari al mese).
  • I conti demo hanno una durata breve e solo in alcuni casi possono essere rinnovati.
  • I dati sui volumi sono reali.

Mercato non regolamentato (Forex)

  • I dati sono forniti dal Broker, quindi potrebbero sussistere delle differenze di pip tra un servizio e l’altro.
  • Non ci sono commissioni, l’unico costo è il differenziale tra prezzo bid e ask, lo spread.
  • Si può operare anche su parti più piccole del lotto senza il problema della scarsa liquidità.
  • Il deposito minimo può essere anche di pochi euro o dollari.
  • Le piattaforme sono gratuite.
  • I conti demo per la pratica hanno valenza illimitata.
  • I dati sui volumi mostrano solo quelli dei trader attivi per un determinato Broker.
  • Diversi broker forex offrono bonus gratuiti senza deposito.

Elencate le principali caratteristiche, la scelta è soggettiva. La differenza nei due casi è fatta dai mercati, c’è chi sceglie di fare trading sui futures, c’è invece chi sceglie il forex.

Io ritengo che il futures sia indicato per investitori con esperienza o alle persone che si affidano a professionisti del settore.
Il forex invece è un mercato per tutti. Si può iniziare a fare operazioni con pochi euro. Le piattaforme forex sono semplici e adatte anche alle persone senza esperienza.
Nel forex, essendo un mercato non regolamentato, è molto importante scegliere un broker serio ed affidabile.
La giusta scelta potrà fare la differenza.

Per concludere, la scelta del mercato per fare trading rimane una scelta soggettiva, ma in entrambi i casi il rischio esiste come la possibilità di guadagnare denaro. Affrontare i mercati con la giusta preparazione o affidarsi a professioni del settore è sicuramente un buon consiglio.

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Conti deposito rendimenti in discesa

strumenti di investimento per i risparmiatoriNegli ultimi anni i Conti deposito hanno offerto ottimi rendimenti tanto da esser entrati con prepotenza nei portafogli degli italiani, dai profili più prudenti a quelli più rischiosi.

Le banche hanno vissuto una crisi di liquidità senza precedenti, tanto che i conti deposito si sono rivelati uno strumento di raccolta eccezionale, quasi un salvagente per i nostri istituti di credito. Un ancora di salvezza tuttavia costosa, che ha finito per mettere in difficoltà le stesse banche.

Ma qualcosa poi è cambiato. Una delle prime azioni di Mario Draghi, presidente Bce, è stata quella di assicurare pieno sostegno alle banche con l’operazione di Ltro. Le banche hanno la possibilità di ottenere senza limiti prestiti dalla banca centrale ad un tasso dell’1%.

L’attuale fase di mercato di estrema incertezza, con le difficoltà per l’Italia di formare un governo, quanto successo a Cipro, e il rallentamento dell’economia globale favoriscono il parcheggio della liquidità verso i conti di deposito, che in numerose banche consentono di ottenere rendimento anche con vincoli a tre o sei mesi.

La discesa dei rendimenti si spiega cosi: le banche preferiscono rivolgersi alla banca centrale piuttosto anche ai risparmiatori, con un costo nettamente inferiore. Inoltre non meno importante, negli ultimi mesi si sono nettamente contratti i rendimenti dei titoli di Stato, con lo spread che è sceso sui 300 punti base. La stragrande maggioranza degli istituti di credito offrono oggi remunerazioni sui conti deposito sotto il 3%, ma non mancano le eccezioni.

Innanzitutto per avere una base di riferimento va preso in considerazione quanto rende un titolo di Stato italiano a 1 anno. Il Btp con scadenza giugno 2014 (IT0004750409) rende lo 0,64% netto.

Conti Corrente: Banca Marche rende più di tutti! In questo momento è la banca marchigiana ad avere il miglior rendimento, ma riservato soltanto ai nuovi clienti e per soli sei mesi. In sintesi, con un versamento minimo di 5.000 euro la banca offre un tasso del 3,60% nei primi mesi, per poi offrire un 1% successivamente.

Sempre nelle prime posizioni il Rendimax di Banca IFIS che a 1 anno offre un tasso del 3,50%. Terza posizione sul podio per Sparkasse, con un tasso del 3,25% su base annua nei primi due mesi e successivamente dell’1,95%.

Conti Deposito: remunerazioni ancora molto interessanti per i Conti Deposito. In testa sempre banca Marche col prodotto Deposito Sicuro, che offre il 4,50%a 12 mesi con investimento minimo di 5000 euro.

Seguono Conto forte di Mediocredito e Rendimax di Banca Ifis con un rendimento rispettivamente del 4,10 e 3,85%. In netta discesa rispetto ai tassi offerti in passato Fineco Bank che a 12 mesi paga un 2% lordo.

Da marcare il fatto che i rendimenti dei conti deposito oltre ad essere tassati al 20% (contro il 12,5% dei titoli di Stato), fanno cumulo nel bollo sul dossier titoli (0,15% del controvalore degli investimenti, con minimo 34,2 euro e senza tetto massimo).

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Dove investire per battere l’inflazione

Dove investire oggi inflazioneL’ISTAT ha comunicato che nel nostro paese l’inflazione ha toccato il 3,2% su base annua. Un livello molto alto, che non è semplice riuscire a battere con un investimento finanziario a basso rischio.

Dopo le mosse della BCE e l’accettazione europea dello scudo antispread, il rendimento dei nostri titoli di Stato sta scendendo rapidamente. Questa è un’ottima notizia per le finanze pubbliche, ma significa che per gli investitori sarà più difficile incassare un rendimento positivo (al netto delle imposte), soprattutto se si parla di BOT con scadenze a breve termine.

In realtà, quando si parla di inflazione bisogna tenere presente un fatto: la cifra indicata del 3,2% è calcolata sulla base dei mesi passati, mentre i rendimenti di un investimento vanno calcolati sul futuro. Secondo le stime, l’inflazione italiana nel 2013 scenderà gradualmente verso l’1,7%. E al momento è spinta al rialzo soltanto dal prezzo del petrolio, non certo dalla crescita dei consumi o dal costo del lavoro.

In pratica, comunque, per essere certi di battere l’inflazione, bisogna optare per prodotti con tassi di rendimento lordo superiore al 4%, che si trovano ad esempio nei BTP con scadenza nell’agosto 2018 e ovviamente nei successi – sempre che, in qualità di piccoli risparmiatori, non si abbiano problemi di liquidità in vista e che si sia disposti ad allungare le scadenze. Per quanto concerne invece il trading a breve termine, come si dice tra addetti ai lavori “la parte lunga della curva dei rendimenti rimane appetibile”.

Diverso il discorso per i BTP Italia, i cui rendimenti sono allineati all’inflazione italiana.

Dei corporate bond abbiamo già parlato in termini generali. In questo ambito la prudenza è d’obbligo, anche se è vero che i titoli a due anni di alcune banche italiane hanno ancora rendimenti superiori all’inflazione.

Per il momento è ancora maggiore dell’inflazione il rendimento dei conti di deposito vincolati. Il trend potrebbe essere al ribasso in futuro, ma non a livelli preoccupanti perché le banche hanno estremo bisogno di liquidità e quindi sono costrette a offrire rendimenti allettanti.

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Investimenti a lungo termine

Investimenti a lungo termineAvere successo negli investimenti a lungo termine è facile da dire e difficile da fare. E’ difficile da mettere in pratica perché siamo molto emotivi.

Sentire le storie delle persone che hanno fatto una fortuna immensa sul mercato azionario nel giro di poche ore, ci spinge a cambiare la nostra strategia.

Chi segue il mercato da vicino… spesso esclama “sapevo che quel titolo sarebbe salito, se solo avessi seguito il mio giudizio avrei fatto tanti soldi”.

Nella maggiore dei casi, cercare di battere il mercato risulta dannoso per un qualsiasi portafoglio. I principi che seguono aiutano sia ai nuovi investitori sia a quelli già maturi di aumentare i propri rendimenti

1. Riduci le proprie aspettative sui rendimenti a livelli realistici. Guardando al futuro i rendimenti di portafoglio azionario diversificati dovrebbe rendere il 5-7% al netto dell’inflazione.

2. Le azioni devono costruire la parte più ampia di un qualsiasi portafoglio finanziario a lungo termine. Se vuoi ridurre i tuoi rischi puoi considerare di includere una parte delle obbligazioni nel proprio portafoglio di investimento.

3. Se vuoi investire in fondi comuni, investi nei fondi comuni passivi, costituiti con ben diversi titoli con spese di transazione e commissioni molto basse. Puoi investire anche in ETF o in fondi legati agli indici.

4. Non necessariamente il portafoglio deve essere fatto con le blue chip. Per aumentare le tue chance di buona performance, dai uno spazio anche alle small cap e mid cap.

5. Sulla base ai rendimenti storici, è saltato fuori che le value stock ( le azioni orientate al valore ) hanno realizzato più alti rendimenti rispetto alle growth stock ( le azioni orientate alla crescita ).

6. A lungo periodo le value stock delle piccole società hanno reso di più rispetto alle growth stock. Quindi per avere maggiori rendimenti bisogna aumentare la quota delle mid e small cap di quelle large cap.

7. Evita le IPO. In base ai dati storici le IPO hanno sempre reso meno. Aspetta almeno 2-3 bilanci prima di valutare se è un buon investimento oppure no.

8. Fissa delle regole rigide per mantenere il tuo portafoglio sui binari giusti, soprattutto se le notizie influenzano molto le tue decisioni.

Se ancora sei molto ansioso sulla situazione del mercato, allora siediti calmo e rileggi di nuovo questi appunti.

Non devi rischiare in borsa i soldi che ti servono nei prossimi 5 anni.

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Vantaggi svantaggi delle polizze vita

polizze vita Le polizze vita costituiscono una soluzione per coloro che sono alla ricerca di una fonte di rendimento unita alla protezione assicurativo-previdenziale.

Vediamo in sintesi quali sono i pro e i contro di questo strumento:

I vantaggi delle polizze vita sono principalmente di tipo fiscale e di protezione contro la volatilità:
* Quelle di tipo rivalutabile (anche conosciute come “a gestione separata”) non sono soggette all’imposta di bollo dello 0,15% che quest’anno colpisce tutti gli investimenti finanziari (la cosiddetta minipatrimoniale). Anche in passato sono state esenti dalle patrimoniali “a sorpresa”.
* Garantiscono un rendimento minimo per ogni anno in cui vengono conservate, che viene consolidato, ovvero bloccato e riconosciuto al sottoscrittore a tempo debito.
* Non fanno parte dell’asse ereditario.
* Le somme liquidate non sono pignorabili né sequestrabili, così come non sono soggette alle imposte di successione.
* I premi versati sono detraibili fino a 1291 euro l’anno.
* Per i rendimenti riferiti alla quota investita in titoli governativi (che di solito costituisce la maggior parte del patrimonio) sono soggette a una ritenuta del 12,5% invece del 20%.
* Le polizze vita offrono un rendimento mediamente superiore a quello dei BOT (inclusa l’inflazione), anche se minore di quella di un BTP a media scadenza. Nel 2012 le polizze vita tradizionali di tipo rivalutabile hanno reso il 3,2% netto, più o meno la stessa percentuale dell’anno precedente.
* Per loro natura proteggono discretamente l’investimento dalle oscillazioni del mercato.

Gli svantaggi delle polizze vita riguardano principalmente i costi diretti o indiretti che risultano più elevati rispetto ad altri prodotti finanziari:
* I caricamenti applicati dalla compagnia sono rilevanti (in media, tra il 2 e il 7%, che cala con il passare degli anni). Per dirla in altri termini, soltanto una porzione del premio versato viene investito.
* Soltanto una parte della resa annuale viene riconosciuta al cliente (di solito l’80%).
* Nelle polizze stipulate di recente non vengono garantiti rendimenti minimi (per via dei bassi tassi di interesse attuali), ma soltanto la restituzione dei premi versati.
* Il riscatto della polizza (ovvero, la decisione di rescindere anticipatamente il contratto) è penalizzante, specie nei primi anni dopo la stipula.

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