Dal 2013 gli italiani dovranno fare i conti con la Tares, la nuova tassa comunale sui rifiuti e i servizi introdotta dalla Legge di Stabilità. Prevista inizialmente fin dallo scorso gennaio, ha subito numerosi rinvii fino allo slittamento finale al mese di luglio, posticipata a puri fini elettorali per rivederne la logica e il funzionamento. Allo stato attuale la situazione politica non fa però pensare a grossi cambiamenti nella struttura della Tares, quindi cerchiamo di capire qual è la natura di questa nuova tassa e soprattutto come si calcola.
La Tares può essere definita come una tassa ombrello che dovrebbe riunire sotto di sé tutte le imposte locali relative alla spazzatura e ai servizi comunali, il che vuol dire che si tratta a tutti gli effetti di una nuova tassa sulla casa. L’aumento rispetto alle attuali tasse sui rifiuti dovrebbe aggirarsi intorno agli 80 euro, facendo della Tares un balzello in media più caro dell’Imu. Allo stato attuale la Tares, secondo i calcoli effettuati dalla Cgia di Mestre, costerà circa 2 miliardi di euro in più rispetto alla vecchia Tarsu e alla Tia, con un aumento medio del 29% a famiglia e un gettito complessivo a carico delle famiglie e delle imprese di almeno 8 miliardi.
Tia e Tares
Il nuovo tributo sui servizi comunali inizialmente era stato chiamato Res, salvo poi un ripensamento dell’ultimo istante che ha portato il nome a Tares. Cambia la forma ma la sostanza resta invariata: dal 1 gennaio 2013 ha sostituito a tutti gli effetti le già note Tarsu e Tia, tentativo di razionalizzare il sistema della tassazione sui rifiuti, eliminando la sovrapposizione tra diverse tasse e introducendo un nuovo tributo riferito più in generale ai servizi comunali. Il termine tributo non è casuale, perché la nuova tassa dovrebbe essere esente da Iva, quindi diventerà impossibile anche la richiesta di rimborso della stessa da parte dei contribuenti.
Il riferimento per l’imposizione sarà l’immobile e la sua superficie catastale, ma la Tares colpirà sia chi abita in casa di proprietà sia gli affittuari. A differenza di quanto accade per l’Imu, i contribuenti non sono solo i proprietari di immobili, perché la Tares si applica a tutti coloro che “occupano o detengono locali o aree scoperte“. Il tributo sarà composto da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio e da una quota rapportata alla quantità dei rifiuti conferiti dal singolo contribuente.
Qualche esempio sulla spesa arriva da un’elaborazione Centimetri: per un’abitazione di 114 mq si pagheranno in media 73 euro in più, con un picco rispetto alla Tarsu del 35,5% al Centro; per un negozio di 70 mq la spesa media in più sarà di 98 euro (picco al Centro con +25,9%); per un capannone di 1.200 mq si pagheranno 1.133 euro in più in media rispetto alla Tarsu, con il Centro Italia sempre al top per spesa. Il risultato è che, nella media nazionale tra i vari esempi, la Tares costerà in media 946,7 euro in più rispetto alla Tarsu.
Come si calcola la Tares
In pratica la Tares servirà a coprire non soltanto i costi derivanti dal servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti ma anche di tutti quei cosiddetti servizi indivisibili, come la gestione delle strade, la sicurezza, la manutenzione degli impianti fognari e molti altri ancora sempre di competenza dei Comuni. Saranno proprio le municipalità, stante il regolamento statale, ad introdurre poi eventuali misure per la riduzione del tributo in base alle specifiche situazioni (si pensi ad esempio agli immobili non abitativi o le case di proprietà di persone che vivono all’estero).
Al tempo stesso però saranno sempre i Comuni a realizzare la tariffa applicando sistemi di misurazione puntuale delle quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico. Pagheremo tutti di più, sia coloro che sono soggetti a Tia sia quelli che ancora pagano la Tarsu (oltre l’80% degli italiani), con rincari di 30 centesimi per metro quadro (fino a 40) sulla tassa sui rifiuti attuale. Come se non bastasse, anche la componente rifiuti dovrà aumentare il conto rispetto ad oggi, perché la Tares dovrà finanziare integralmente il costo del servizio rifiuti, cosa che oggi accade solo nei Comuni che applicano la tariffa Tia (circa il 16% del totale).
Cosa significa in concreto ce lo spiega una nota della UIL: la Tares, dovendo finanziare anche il costo dei servizi indivisibili forniti dal Comune, necessiterà di un indispensabile extra sulla spesa, rimborsato ovviamente dai cittadini con la sovratassa di 30 centesimi al metro quadro (o 40, come detto). Queste due aggiunte da applicare alle attuali tariffe Tarsu peseranno mediamente 53 più 27 euro, per un totale appunto di 80 euro di ulteriore spesa. Per l’Imu sulla prima casa, la famiglia media ha pagato 275 euro, mentre di Tares ne verserà 305, quando invece la Tarsu si fermava a 225 euro. Ovvero il 37,5 per cento di spesa in più, 80 euro.
Il primo pagamento dovrebbe avvenire, come detto, a luglio 2013, e in questo caso la Tares si baserà sulle stesse superfici dichiarate ai fini Tarsu o Tia, perché solo quando avverrà lo scambio di informazioni effettivo fra Catasto e Comuni, la tassa assumerà la propria base imponibile effettiva (80% della superficie catastale dell’immobile). Dal prossimo anno la Tares si comporrà di 4 rate, fissate per legge a gennaio, aprile, luglio e dicembre, ma per il 2012 è ormai troppo tardi per questa suddivisione, e allo stato attuale non è ancora chiaro quante altre rate dovremo pagare oltre quella di luglio e (probabile) di dicembre a saldo in base in base alle decisioni dei Comuni. Percorso comune all’Imu, che pone seri interrogativi sulla liquidità dei contribuenti.
Continua la lettura dell’articolo su Tuttogratis Economia